Siria, giorno 1000: se la morte diventa quotidianità – video

Homs 2 dicembre 201315 marzo 2011 – 9 dicembre 2013: sono passati 1000 giorni dall’inizio delle violenze in Siria.

1000 giorni che hanno cambiato per sempre il destino di un intero popolo e che hanno sconvolto in modo inesorabile lo stesso volto della Siria, ferendolo, sfigurandolo.

Quasi tre anni tra rappresaglie militari, bombardamenti, spari di cecchini, sequestri, stupri, abusi e violazioni, arresti e torture. 33 mesi che hanno provocato oltre 150 mila vittime accertate, tra cui almeno 11 mila bambini. I siriani hanno conosciuto sulla loro pelle cos’è un’esodo, cosa significa non avere più una casa, né un rifugio sicuro; hanno conosciuto cosa vuole dire quando chi dovrebbe essere addetto alla protezione del popolo, ne diventa carnefice; hanno conosciuto l’orrore dei massacri, le difficoltà di un assedio che porta progressivamente ad un lento perire.

1000 giorni che hanno segnato l’inizio di un lutto che sembra non arrivare mai alla fine. La Siria di oggi non è la Siria di tre anni fa: quel movimento pacifico, partito dal basso, dai giovani, dalle donne e dagli uomini che con coraggio hanno marciato e cantato per chiedere riforme e libertà sta morendo dissanguato. Quel sogno di un cambiamento che ha riacceso la speranza dei siriani, rimasta ferma all’82, anno ci fu il massacro taciuto di Hama per mano del padre di bashar al assad, si allontana sempre di più, offuscato dal fumo delle armi.

In Siria si sta consumando un genocidio, una pulizia etnica che non risparmia neppure i bambini. Tutto questo nell’indifferenza dei potenti del mondo, indifferenza che si tramuta in complicità…

Almeno 3 milioni di siriani stanno affrontando l’inverno in tendopoli precarie; ci sono migliaia di persone che si erano rifugiate in Libia ed Egitto, ma che, per l’aggravarsi delle condizioni di sicurezza in questi due paesi, ora stanno fuggendo per cercare di raggiungere l’Europa via mare, in condizioni disumane.

E c’è chi resta in Siria, isolato dal mondo, sotto le bombe, provando a sopravvivere e reagire, a volte aspettando di morire e pregando che la fine arrivi con dignità. Oltre 10 milioni sono i siriani che si trovano nella condizione di sfollati: migranti senza meta nella loro stessa patria. Ormai tutte le città della Siria, da Dar’à a Homs, da Aleppo a Deir Ezzore, da Idlib a Damasco, da Hama a Latakia, tutte hanno subito bombardamenti che hanno distrutto case, quartieri, luoghi di culto, scuole, ospedali, siti culturali e archeologici.

Quella che si sta scrivendo in Siria è una pagina desolante nella storia dell’umanità. Non vogliamo aspettare trenta o quarant’anni prima che qualcuno parli di quanto accaduto esprimendo parole di condanna, di pietà. Bisogna continuare a denunciare questi crimini contro l’umanità ora, mentre si stanno consumando e ora deve arrivare l’indignazione del mondo e la sua reazione.

Video girato ad Aleppo che mostra il salvataggio di una bimba e della sua mamma dalla loro abitazione, resa pericolante dai bombardamenti:

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