Una nuova inchiesta del sito indipendente siriano Zaman al Wasl rivela: sotto l’ombrello delle forze legate al religioso druso Hikmat al‑Hijri, vive oggi uno dei funzionari più controversi dell’apparato medico‑militare del regime di Bashar al‑Assad: il dottor Ismail Jadallah Kiwan, generale di brigata dell’ospedale militare Tishreen. Il medico è accusato di aver falsificato migliaia di certificati di morte per occultare torture e uccisioni.
I registri ufficiali relativi a meno di quattro mesi del 2016 mostrano che almeno 82 corpi provenienti dai servizi di sicurezza di Damasco furono registrati da Kiwan come morti per “arresto cardiaco improvviso”, nonostante le evidenti tracce di tortura e che almeno 746 detenuti in condizioni critiche furono trasferiti nello stesso periodo all’ospedale Tishreen, molti dei quali risultano tuttora scomparsi.

Testo nel riquadro rosso in basso:
«Samer Mahmoud Al‑Rabdawi, nato a Daraa – Tafas nel 1997, arrestato nel 2013, ucciso sotto tortura all’età di 17 anni. Kiwān ha falsificato il suo certificato di morte nel 2014 all’ospedale Tishreen.»
Secondo le stime basate sulla documentazione disponibile, il numero totale di corpi e detenuti passati sotto la sua supervisione potrebbe superare i 10.000. Le prove includono documenti firmati e timbrati, oltre a fotografie che lo collegano direttamente all’ospedale militare 601, celebre per essere uno dei centri più brutali dell’infrastruttura di detenzione e sterminio del regime. L’ospedale 601 era una struttura militare situata nel complesso di Mezzeh, nota per essere uno dei centri più brutali dell’infrastruttura di detenzione siriana. Le fotografie trapelate negli anni — incluse quelle citate da Zaman al‑Wasl — mostrano corpi con segni evidenti di torture sistematiche. L’ospedale fungeva da punto di raccolta per i detenuti provenienti dalle branche dell’intelligence. Nell’apparato di sicurezza siriano, i medici militari non erano figure neutrali: avevano il compito di coprire le responsabilità dei servizi di sicurezza, falsificando certificati di morte e supervisionando il trasferimento dei corpi.
Dopo la caduta del regime, Kiwan ha lasciato Damasco attraversando Jaramana e Qanawat, fino a stabilirsi nel villaggio di Sahwat al‑Khader, nella provincia di Suwayda. Secondo Zaman al‑Wasl, oggi vive sotto la protezione di gruppi armati locali affiliati al religioso druso Hikmat al‑Hijri, che ne garantiscono la sicurezza e ne impediscono l’arresto. Questi gruppi sono guidati da ex membri dell’apparato di sicurezza dell’era Assad, un fenomeno che riflette un modello più ampio: frammenti del vecchio regime si sono ricostituiti all’interno delle strutture di potere locali, anziché dissolversi.
Kiwan non è l’unico. Negli ultimi anni, Suwayda è diventata un rifugio per diversi funzionari dell’ex regime, favorita da una crescente autonomia locale che limita l’ingerenza delle autorità centrali. Nel documento di Zaman al Wasl si legge: “Figure un tempo radicate in un regime che si presentava come parte di un ‘asse di resistenza’ contro Israele, ora trovano protezione in una regione la cui leadership discute apertamente di quadri di sicurezza che prevedono il sostegno israeliano”.
Mentre le nuove autorità siriane tentano di perseguire i responsabili dei crimini dell’era Assad, la protezione garantita a figure come Kiwan solleva interrogativi profondi sulla reale portata del processo di responsabilizzazione. Per le famiglie dei detenuti torturati e scomparsi, la presenza indisturbata di Kiwan a Suwayda rappresenta una ferita aperta e un segnale inquietante sulla continuità dell’impunità. Il documento lo esprime chiaramente: “La continua protezione di individui legati a torture e stragi solleva interrogativi su quanto lontano possa arrivare questo processo e su chi, in pratica, ne rimanga immune.”
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