Siria, ritrovata una nuova fossa comune. Dal 2024 emerge la mappa dei crimini sepolti

Fonte: Radio Free Syria

Una fossa comune contenente 56 corpi, tra cui uomini, donne e un bambino, è stata scoperta nel villaggio di Mazraat al-Raheb, nella periferia meridionale di Aleppo. La Commissione Nazionale per le Persone Scomparse ha annunciato l’avvio di un’indagine sulle immagini che circolano online e che mostrano una fossa comune nella zona di al-Safira, ad Aleppo.

La commissione ha aggiunto di aver avviato le necessarie procedure di verifica delle informazioni in coordinamento con le autorità competenti. In seguito alle segnalazioni della fossa comune, le forze di sicurezza interne hanno sigillato il pozzo a Mazraat al-Raheb, affermando che i civili sarebbero stati tutti uccisi e gettati nel pozzo nel 2013. Le squadre di soccorso hanno iniziato a recuperare i corpi per l’identificazione e le indagini sono in corso. La Commissione Internazionale per le Persone Scomparse (ICMP) ha documentato almeno 66 siti di fosse comuni in Siria. Dal 2011, oltre 160.000 persone risultano scomparse, e alcune stime suggeriscono che questo numero abbia raggiunto le 300.000 durante i cinquant’anni di governo della famiglia Assad.

Dal dicembre 2024, con la caduta del regime di Bashar al-Assad, la Siria ha iniziato a confrontarsi con ciò che per anni era rimasto nascosto sotto la superficie: fosse comuni disseminate in tutto il Paese, testimonianza di esecuzioni sommarie, sparizioni forzate e trasferimenti clandestini di corpi. Ogni settimana, nuovi siti emergono da giardini, campi agricoli, basi militari abbandonate.


Tra i siti più vasti figura quello di Qatifa, nella campagna di Damasco, considerato da ricercatori e attivisti il più grande del Paese: si ritiene che contenga i resti di almeno 100.000 persone uccise in modo sistematico. L’esperto di genocidi Uğur Ümit Üngür lo ha definito “una rappresentazione della macchina di morte del regime”.
Nel 2025 è emerso che tra il 2019 e il 2021 il regime aveva trasferito decine di migliaia di corpi da Qatifa verso una località segreta nel deserto di al-Dumayr, in un’operazione notturna condotta per due anni con l’obiettivo di occultare prove di crimini di massa. L’operazione era supervisionata da ufficiali dell’intelligence militare e ordinata direttamente dal palazzo presidenziale.
Le scoperte non si limitano alla capitale. A Daraa, nel marzo 2026, una fossa a Tell Gharaba ha rivelato 11 corpi con mani legate e segni di tortura, vicino a una ex base militare. Nella stessa provincia, nel villaggio di al-Karfa, si ritiene che 93 civili, tra cui donne e bambini, siano stati bruciati vivi.
A Homs, tra il 2024 e il 2025, sono state individuate quattro nuove fosse contenenti “decine di resti”, oltre ai 1.200 corpi già recuperati negli anni precedenti e provenienti dall’ospedale militare della città. Nel quartiere damasceno di al-Tadamon, legato al massacro del 2013, sono stati rinvenuti resti compatibili con le esecuzioni filmate in quell’anno.
Nel nord-est, nella zona di al-Hasakah, è stata scoperta una fossa all’interno di un’ex prigione delle SDF, contenente nove sacchi di resti umani trasferiti poi ad Aleppo per l’analisi del DNA.
Per affrontare l’enorme mole di lavoro, nel 2025 è stato istituito a Damasco il Syrian Identification Center, il primo centro forense dedicato all’esame dei resti umani, con filiali ad Aleppo e Suwayda. Nello stesso anno è nata la Commissione Nazionale per i Dispersi, che ha firmato un accordo di cooperazione con il Comitato Internazionale della Croce Rossa. I White Helmets continuano a svolgere un ruolo cruciale nell’escavazione e nella documentazione, nonostante la carenza di esperti forensi.
Il governo ha annunciato che nel 2027 inizierà l’esumazione scientifica di tutte le fosse risalenti all’era Assad, dopo aver istituito un checkpoint permanente nell’area di al-Dumayr e avviato la formazione del personale.
Il 2026 è già stato definito da molti siriani come “l’anno della documentazione della catastrofe”: un Paese che scava nel proprio suolo per recuperare la verità, una fossa alla volta.