Bambini simbolo dell’infanzia violata: Hamza Ali Al Khateeb, 3 anni dopo il suo omocidio

syria-boy25 maggio 2015 – Dar’à

Nessun bambino dovrebbe mai diventare il simbolo di una memoria,  il simbolo di una lotta, di un desiderio.

Nel momento stesso in cui diventa simbolo significa che a quel bambino è successo qualcosa: ha subito una violenza o ne è stato vittima.

La realtà è che, purtroppo, di bambini simbolo ormai sono piene le cronache; solo per citarne alcuni, il piccolo Iqbal Masih, ucciso per la sua lotta contro il lavoro minorile in Pakistan, Malala Yousafzai, che ha subito un attentato che poteva esserle fatale per il suo essere in prima fila per il diritto all’istruzione nel suo Paese, l’Afghanistan. Anche la Siria ha il suo emblema, il piccolo Hamza Al Khateeb, diventato simbolo dell’infanzia violata e martirizzata dal regime.

A maggio del 2011 il bambino è stato arrestato mentre era ad una manifestazione con il padre nella città di Dar’à; la sua salma con indicibili segni di tortura è stata restituita alla famiglia il 25 maggio. Non si possono dimenticare le parole della madre: “no, questo non è mio figlio, non lo riconosco”, mentre guardava il corpicino esanime tumefatto. Sono passati tre anni da quella data, da quel giorno che ha scioccato l’opinione pubblica siriana e mondiale. Sono passati tre giorni da quel giorno che ha cambiato per sempre le vite di molti di noi.

A San Lazzaro, in provincia di Bologna, è stato inaugurato nel 2013 un giardino che porta il suo nome.

Il viso solare, sorridente, paffutello, puro di questo angelo diventato il simbolo dell’infanzia siriana ci interroga su cosa stiamo facendo per la Siria, per il suo presente e per il suo futuro, incarnato nei milioni di bambini che sono a rischio e per i quali nessuno sta facendo nulla di concreto.

Riposa in pace piccolo angelo del Paradiso, riposa in pace Hamza Ali Al Khateeb.

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