La Barbie nel campo profughi

Barbie profugaLa nuova casa è una tenda: un po’ scomoda, senza letti, senza stanze, né finestre. La notte è molto fredda e d’estate troppo calda.

Ma almeno qui sono tutti al sicuro. I genitori rassicurano i figli: “presto torneremo a casa, in Siria”.

Lì ci sono i nonni, i compagni di classe, i giochi, i vestiti, i ricordi di una vita. Ora ci si accontenta di quello che qualche persona generosa dona: sono quasi tutti oggetti di seconda mano, ma serve tutto. Quando queste persone hanno lasciato le loro abitazioni hanno portato via solo lo stretto necessario: i documenti, i soldi, qualche coperta.

Nei campi profughi arrivano gli aiuti da tutto il mondo; ci sono anche i giochi e fanno la felicità dei piccoli. Arrivano colori, palloni, bambole e anche le Barbie. Le bimbe le ricevono volentieri e se ne prendono cura. Le vestono, le pettinano, le stringono a sé e sicuramente ci parlano. Raccontano loro della nuova casa, troppo brutta e per nulla accogliente e della casa in Siria, dove avevano una cameretta colorata, piena di luce.

I bambini profughi raccontano alle bambole i loro sogni, le loro paure. Affidano a quegli oggetti inanimati i segreti che il mondo degli adulti non sembra voler ascoltare.

 

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