Il silenzio degli angeli: la bimba di Aleppo diventata muta

Aleppo località alawiji bambina diventata mutaTra le macerie di una casa bombardata ad Aleppo viene trovata la bimba nella foto, insieme al fratellino e alla madre. Sono feriti, pieni di lividi e sangue, ma sono vivi. Sono vivi  e vengono portati in ospedale. Le loro condizioni fisiche non destano preoccupazione; ciò che lascia i medici perplessi è il silenzio della bimba. Non piange, non si lamenta: punta su di loro i suoi occhi profondi e in quello sguardo grida tutto il suo dolore, la sua paura, l’orrore a cui ha assistito.

La bimba ha visto la morte in faccia,  ha sentito grida, pianti. Ha visto la sua casa, il suo nido, distruggersi inspiegabilmente; ha visto i suoi famigliari ricoperti di sangue; sangue anche sulle sue manine, sul suo viso, ovunque. Ha visto l’orrore avvicinarsi a lei e impossessarsi della sua fragilità, della sua dolcezza, della sua infanzia. Dal momento dell’esplosione la bambina ha smesso di parlare. Si chi è chiusa nel suo silenzio, rifiutandosi di parlare, di far ascoltare la sua voce agli altri, persino a sua moglie.

La storia di questa bambina ci è arrivata settimane fa e la sua situazione non è cambiata. Questo piccolo angelo vive chiuso nel suo dolore, rifiutando di aprirsi ad un mondo che è stato incapace di proteggerla, di evitarle questa tragedia, di tutelare la sua vita e la sua serenità. Mi sembra una vicenda simile a una storia che ho scritto di mio pugno, creando un personaggio di fantasia che incarnava le vittime della Bosnia e dell’Iraq; bambini di cui leggevo le storie quando ero ancora adolescente, storie che mi hanno segnata e che ora vedo rivivere nei figli della mia terra d’origine.

Forse questa bimba non vorrebbe nemmeno che raccontassimo la sua storia, visto che il suo rifiuto di comunicare è totale, visto che questa creatura indifesa ha perso la fiducia negli adulti, ma lasciare la sua vicenda in una cartella digitale sarebbe quasi come ignorarne l’esistenza. Invece il dramma di questo angelo va raccontato, condiviso. Dobbiamo fermarci un istante e trovare il coraggio di fissare il suo sguardo. Cosa mai risponderemo ai suoi occhi inquisitori? Forse quello sarà il momento in cui ognuno di noi invocherà il silenzio…

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