Le donne come misura della democrazia – quattro organizzazioni femminili firmano un documento

Quattro organizzazioni siriane — Syrian Feminist Lobby, Syrian Women’s Political Movement, Syrian Women’s Network e Center for Civil Society and Democracy — hanno recentemente firmato un documento che offre una valutazione politica e dei diritti umani sulla condizione delle donne in Siria nel contesto della fase di transizione. La tesi centrale è che i diritti delle donne e la loro partecipazione effettiva non rappresentano un tema settoriale né un’esigenza umanitaria rimandabile, ma costituiscono un criterio strutturale e imprescindibile per la nascita legittima di uno stato democratico fondato sulla cittadinanza e sullo stato di diritto.

Dopo la caduta del precedente regime, donne e uomini siriani avevano immaginato una fase di transizione capace di onorare i sacrifici compiuti e di avviare una trasformazione politica autentica. Tuttavia, le pratiche delle autorità transitorie hanno mostrato una crescente tendenza all’accentramento del potere e al consolidamento dell’influenza di Hay’at Tahrir al-Sham nelle istituzioni, invece di costruire un’autorità civile, pluralista e inclusiva. Mentre si cercava di ottenere riconoscimento internazionale, le priorità interne sono state trascurate: il dialogo nazionale organizzato è stato limitato, privo di rappresentatività e trasparenza, e non ha prodotto basi solide per un nuovo patto sociale. Anche la formazione del governo transitorio ha rispecchiato una logica di esclusione, con la concentrazione delle posizioni sovrane in un unico campo politico e l’integrazione di gruppi armati, compresi quelli estremisti, senza processi di verifica, responsabilità o riforma istituzionale. Le violazioni, incluse uccisioni extragiudiziali, violenza sessuale, rapimenti di donne e attacchi settari, sono continuate, come documentato anche dalla Commissione d’Inchiesta Internazionale Indipendente.

In assenza di legittimità rappresentativa, alleanze politiche e militari hanno installato Ahmad al‑Sharaa come presidente per un periodo di cinque anni. La costituzione di un comitato incaricato di redigere una dichiarazione costituzionale ha ulteriormente concentrato i poteri esecutivi e legislativi nelle mani del presidente, indebolendo la separazione dei poteri e aprendo la strada a un nuovo autoritarismo. Anche la partecipazione delle donne nelle istituzioni è rimasta simbolica e marginale, nonostante il ruolo cruciale che esse hanno svolto nella lotta e nella vita pubblica.

Secondo le firmatarie, l’influenza di Hay’at Tahrir al-Sham si è estesa alla magistratura, all’amministrazione locale e alle istituzioni pubbliche, minacciando l’indipendenza giudiziaria e limitando le libertà personali e collettive, con un impatto particolarmente pesante sulle donne, la cui mobilità, autonomia e presenza nello spazio pubblico sono state ulteriormente ristrette. Parallelamente, la giustizia transizionale non è stata trattata come un pilastro essenziale della costruzione della pace: la Commissione nazionale istituita ha un mandato limitato ai crimini del precedente regime, escludendo le violazioni commesse da gruppi armati, autorità di fatto e dalle stesse autorità transitorie. Una giustizia selettiva, affermano le organizzazioni, non può garantire verità, responsabilità, riparazioni né prevenzione delle violazioni future.

Sul fronte della ricostruzione, non è stato avviato un processo autentico e trasparente: l’apertura agli investimenti, priva di criteri chiari, rischia di penalizzare le comunità marginalizzate, incluse le donne che vivono nei campi di sfollati. Il piano “Zero Tende” annunciato dal governo transitorio non chiarisce come saranno sostenute le donne che sono capofamiglia e che dipendono dai servizi dei campi.

Il documento ricorda che le donne siriane hanno subito, durante il conflitto e sotto diversi attori armati e politici, forme multiple e gravi di violenza: uccisioni, rapimenti, sparizioni forzate, detenzione, tortura, violenza sessuale, sfruttamento economico, matrimoni precoci, esclusione dall’istruzione e dal lavoro. Queste violazioni continuano a ripetersi nella fase attuale, in assenza di protezioni legali efficaci e di meccanismi di responsabilità.

La posizione congiunta delle organizzazioni firmatarie sottolinea che le sfide affrontate dalle donne — la persistenza delle violazioni, l’esclusione dai processi decisionali, la mancanza di partecipazione politica significativa e l’assenza di garanzie costituzionali e legali adeguate — sono inseparabili dalla visione complessiva del futuro della Siria. I diritti delle donne sono un indicatore decisivo del carattere democratico dello stato e della giustizia delle sue istituzioni. La Siria del futuro deve essere una patria per tutte e tutti, libera da autoritarismo, violenza e discriminazione, fondata sulla cittadinanza eguale, sullo stato di diritto, sulla separazione dei poteri e sul rispetto della diversità.

La costruzione del nuovo Stato richiede la partecipazione piena e significativa delle donne in ogni fase della transizione e in tutte le istituzioni decisionali. Il quadro costituzionale e legislativo deve garantire i loro diritti politici, civili, economici, sociali e culturali, assicurare un ambiente sicuro e favorevole alla loro presenza nella vita pubblica e proteggerle da ogni forma di violenza, discriminazione ed esclusione.