Una lunga indagine della BBC ha portato alla luce nuovi elementi sulla vicenda del giornalista statunitense Austin Tice, scomparso in Siria nell’agosto 2012 mentre seguiva le vicende legate alla guerra. Secondo le nuove prove raccolte, il rapimento non fu un evento casuale né il risultato di un incontro fortuito con un posto di blocco governativo. Al contrario, sarebbe stato pianificato per oltre un mese da uomini legati al regime di Bashar al-Assad. L’inchiesta si basa su testimonianze di ex membri delle forze filo-governative e su centinaia di documenti interni dei servizi segreti siriani recuperati dopo la caduta del regime. Tali documenti costituirebbero la prima prova definitiva che Tice fu arrestato e detenuto direttamente dal regime siriano.
Un ex membro delle Forze di Difesa Nazionale, milizia fedele ad al-Assad, ha raccontato che l’autista palestinese di Tice, Hamid Abu Obeid, collaborava da tempo con il regime e segnalò i movimenti del giornalista. Le informazioni sarebbero risalite fino a Bassam al-Hassan, uno degli uomini più fidati di al-Assad. Secondo questa testimonianza, Hassan avrebbe informato personalmente il presidente, che avrebbe autorizzato il sequestro con la frase: «Portatemelo».
Per settimane Tice sarebbe stato monitorato. I suoi rapporti con i combattenti ribelli e alcuni consigli militari che forniva loro furono interpretati dai suoi sorveglianti come possibili segnali di un legame con l’intelligence americana, sebbene la BBC non abbia trovato alcuna prova a sostegno di questa ipotesi. L’11 agosto 2012, pochi giorni dopo aver festeggiato il suo trentunesimo compleanno nei pressi di Damasco, Tice si preparava a lasciare la Siria. Fidandosi del proprio autista, salì in auto senza sapere che stava per essere consegnato agli uomini del regime. Secondo le testimonianze raccolte, l’autista estrasse una pistola e lo condusse in una struttura statale dove gli agenti lo arrestarono. La famiglia dell’autista sostiene che l’uomo era stato convinto a collaborare in cambio di cittadinanza siriana, una casa e altri benefici, promesse che non sarebbero mai state mantenute. Dopo la caduta del regime, l’autista è a sua volta scomparso e il suo destino rimane ignoto. Nonostante il crollo del regime di al-Assad e la liberazione di migliaia di detenuti dalle carceri siriane, Austin Tice non è stato ritrovato. Alcuni ex funzionari sostengono che sia stato ucciso, ma non sono state rinvenute prove definitive né il suo corpo. A oltre un decennio dalla scomparsa, il mistero della sua sorte resta aperto, ma le prove della responsabilità diretta del governo di Bashar al-Assad sono sempre più solide.
Per oltre quattordici anni, la famiglia di Austin Tice ha condotto una campagna instancabile per ottenere verità e giustizia sulla sua sorte. In particolare la madre, Debra Tice, è diventata il volto pubblico della ricerca del figlio, incontrando presidenti, parlamentari, diplomatici e funzionari dell’intelligence americana per mantenere alta l’attenzione sul caso. La famiglia ha ripetutamente chiesto che Austin fosse considerato una priorità nazionale, rifiutando di interrompere le ricerche anche quando il conflitto siriano e altre crisi internazionali hanno oscurato la vicenda. Parallelamente, le amministrazioni statunitensi succedutesi da Barack Obama a Donald Trump, fino a Joe Biden, hanno continuato a sollevare il caso nei contatti con la Siria e con i mediatori regionali, sostenendo che il giornalista fosse vivo e chiedendone il rilascio. Washington ha inoltre impiegato risorse diplomatiche, investigative e di intelligence per localizzarlo, arrivando dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad a esaminare carceri, archivi e documenti dei servizi segreti siriani nella speranza di ricostruire il suo percorso di detenzione. Nonostante anni di pressioni internazionali, appelli pubblici e indagini ufficiali, il destino di Austin Tice resta ancora sconosciuto, trasformando la sua scomparsa in uno dei casi più emblematici di giornalista disperso nel conflitto siriano. La ricerca della verità su Austin Tice è proseguita anche dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. Nel gennaio 2025 la madre del giornalista, Debra Tice, insieme ad altri familiari, è stata ricevuta a Damasco dal presidente ad interim Ahmed al-Sharaa. L’incontro ha rappresentato un momento simbolicamente importante, poiché per la prima volta la famiglia ha potuto discutere direttamente del caso con il nuovo leader siriano. Al-Sharaa si è impegnato a collaborare alle indagini e a sostenere gli sforzi per chiarire il destino del reporter americano, scomparso nell’agosto 2012. La visita si inserisce nel quadro dei tentativi della nuova leadership siriana di prendere le distanze dalle pratiche del vecchio apparato di sicurezza e di dimostrare apertura verso le richieste internazionali di accertamento delle responsabilità per le violazioni commesse durante il regime di al-Assad. Per la famiglia Tice, l’incontro ha rappresentato una nuova opportunità per ottenere accesso ad archivi, testimonianze e informazioni ancora custodite dalle strutture statali siriane, nella speranza di conoscere finalmente la sorte del figlio.
Anche le principali organizzazioni giornalistiche statunitensi e internazionali hanno sostenuto senza sosta la campagna per fare luce sulla sorte di Austin Tice. Associazioni come il National Press Club, il Committee to Protect Journalists -CPJ, Reporters Without Borders -RSF e numerose testate americane hanno lanciato appelli pubblici, campagne di sensibilizzazione e iniziative diplomatiche per mantenere alta l’attenzione sul caso. In occasione degli anniversari della sua scomparsa, queste organizzazioni hanno sollecitato le autorità siriane a fornire informazioni credibili sul giornalista e hanno chiesto ai governi statunitensi di continuare a considerare la sua liberazione una priorità. Dopo la caduta del regime di al-Assad, le associazioni per la libertà di stampa hanno accolto con favore gli sforzi per accedere agli archivi dei servizi di sicurezza siriani e hanno chiesto piena collaborazione alle nuove autorità guidate da Ahmed al-Sharaa. L’obiettivo comune resta quello di accertare le responsabilità per il sequestro, chiarire le circostanze della sua detenzione e fornire finalmente risposte alla famiglia, trasformata negli anni in un simbolo della lotta contro l’impunità per i crimini commessi ai danni dei giornalisti nei conflitti armati.