Tra arresti e sconfinamenti: la strategia dei gruppi ultranazionalisti israeliani nel sud della Siria

Il 22 settembre 2026 l’esercito israeliano ha fermato e riportato in Israele 14 coloni che avevano attraversato il confine dal Golan occupato verso il territorio siriano, nella zona di Alonei HaBashan. Secondo la portavoce militare israeliana, i civili sono stati individuati dalle forze armate, ricondotti oltre il confine e consegnati alla polizia per essere interrogati. L’episodio non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi mesi si sono susseguiti numerosi tentativi di ingresso di coloni israeliani nel sud della Siria, soprattutto nelle aree di Quneitra e presso il Monte Hermon. In diverse occasioni gruppi composti da decine di persone hanno oltrepassato la linea di demarcazione per alcune centinaia di metri prima di essere fermati dall’esercito israeliano.

Dietro queste incursioni vi ĆØ principalmente il movimento “Pioneers of Bashan” (Halutzei HaBashan), nato nel 2025. Il gruppo sostiene che parti del sud della Siria corrispondano all’antica regione biblica di Bashan e promuove la creazione di insediamenti ebraici nei governatorati siriani di Quneitra, Daraa e Sweida. I suoi membri ritengono che una presenza civile permanente rafforzerebbe il controllo israeliano sulle alture del Golan e sulle aree occupate dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024.

Un’inchiesta dell’Associated Press pubblicata nel luglio 2026 ha evidenziato come le infiltrazioni siano diventate sempre più frequenti e come gruppi di coloni tentino di attraversare il confine con regolaritĆ . La stessa agenzia sottolinea che l’esercito israeliano considera queste iniziative “un problema operativo, poichĆ© i militari potrebbero scambiare i coloni per combattenti armati presenti nell’area”. Nei giorni passati alcuni attivisti del movimento hanno occupato edifici nel villaggio siriano di Hader e chiesto pubblicamente al governo israeliano di autorizzare l’insediamento di famiglie ebree nel sud della Siria. Le autoritĆ  israeliane hanno tuttavia continuato a definire illegali queste iniziative, procedendo con arresti e rimpatri dei partecipanti.

Parallelamente, continuano le attivitĆ  militari israeliane nel sud della Siria. Nella stessa giornata del 22 settembre, le forze israeliane hanno arrestato un pastore nei pressi di al-Rafid, nella provincia di Quneitra, e hanno effettuato perquisizioni in abitazioni civili. Inoltre, l’artiglieria israeliana ha colpito aree agricole tra i villaggi di Jamlah e Abidin, nella campagna occidentale di Daraa. Secondo le fonti locali non si sono registrate vittime o feriti. Sul piano politico, la vicenda conferma una dinamica emersa dopo il 2024: mentre Israele mantiene una presenza militare nelle aree di sicurezza lungo il confine siriano, gruppi ultranazionalisti favorevoli all’espansione degli insediamenti cercano di trasformare tale presenza militare in una futura presenza civile permanente. Si tratta di un progetto che rimane altamente controverso e che continua a suscitare forti reazioni e preoccupazioni in Siria. In molti vedono una continuitĆ  con quanto accade in Cisgiordania per mano dei coloni e temono che, col tempo, la Siria subisca lo stesso destino dei Territori occupati.

Dopo la caduta di Bashar al-Assad, infatti, la strategia israeliana nel sud della Siria si ĆØ articolata lungo tre direttrici principali, dall’espansione del controllo territoriale, alla pressione militare continua su Dar’Ć  e Quneitra, fino al crescente coinvolgimento nella questione drusa di Sweida. Secondo ricostruzioni pubblicate da Al Jazeera, subito dopo il collasso del regime di Damasco Israele ha oltrepassato la linea di demarcazione prevista dall’accordo di disimpegno del 1974, occupando l’area cuscinetto e consolidando una presenza militare permanente nella Siria meridionale. Un’analisi basata su immagini satellitari sostiene che l’esercito israeliano abbia esteso il proprio controllo su circa 235 chilometri quadrati della zona cuscinetto, realizzando una rete di basi e postazioni militari dalla zona del Monte Hermon fino a Quneitra e alle aree prossime al confine giordano. Nelle province di Dar’Ć  e Quneitra vengono denunciate incursioni terrestri, istituzione di posti di blocco, perquisizioni di abitazioni, interrogatori di civili, arresti e bombardamenti di artiglieria. Le truppe israeliane sono entrate ripetutamente nei villaggi di al-Rafid, Jamlah, Abidin, Maariya e nelle localitĆ  del bacino dello Yarmuk, effettuando controlli sui civili e operazioni di rastrellamento. Sono stati inoltre denunciati bombardamenti ricorrenti contro aree agricole e villaggi nel governatorato di Dar’Ć  occidentale e nella campagna di Quneitra. Nel corso del 2026 sono stati documentati numerosi episodi di fuoco d’artiglieria, utilizzo di razzi illuminanti, attacchi contro terreni coltivati e pascoli e voli continui di droni da ricognizione. Le autoritĆ  siriane considerano tali operazioni una violazione della sovranitĆ  nazionale e chiedono il ritorno alla situazione precedente all’8 dicembre 2024.

Sul piano politico e militare, Israele ha progressivamente giustificato la propria presenza con “la necessitĆ  di proteggere la comunitĆ  drusa siriana”. Durante gli scontri avvenuti a Sweida nel 2025 e nel 2026, Tel Aviv ha effettuato raid contro obiettivi governativi siriani dichiarando di agire per difendere i drusi. Fonti locali riferiscono inoltre di aiuti umanitari inviati a Sweida, evacuazioni di feriti verso ospedali israeliani e pressioni affinchĆ© ampie aree del sud della Siria restino smilitarizzate. Analisti e giornalisti arabi interpretano però questo sostegno come uno strumento per costruire una fascia di influenza nel sud della Siria e sostengono che Israele stia utilizzando la questione drusa per mantenere una capacitĆ  di intervento negli affari interni siriani e per impedire il pieno ripristino dell’autoritĆ  di Damasco nella regione.