Condannati a morte – in contumacia – Bashar e Maher al Assad

di Asmae Dachan – Fonte: Avvenire – 12 agosto 2026

La corte penale di Damasco ha emesso l’11 agosto 2026 una condanna a morte in contumacia contro l’ex presidente Bashar al Assad e suo fratello Maher, capo della famigerata Quarta Divisione, un corpo d’élite del vecchio esercito siriano. Nella stessa seduta è stato condannato anche Atef Najib, cugino degli al-Assad ed ex capo della Sicurezza politica a Dar’à, presente in aula, per omicidio premeditato e tortura anche contro “bambini di età inferiore ai quindici anni”. Il tribunale ha classificato i reati commessi dai fratelli Maher e Bashar
come crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Si tratta di una sentenza storica, arrivata dopo mezzo secolo di dominio della dinastia degli al Assad, pronunciata dal giudice Fakh al-Din al Aryan, che dal Palazzo di Giustizia di Damasco ha fatto subito il giro della Siria e del mondo. Molti famigliari delle vittime sono scesi a festeggiare in strada portando i ritratti dei propri congiunti uccisi o spariti forzatamente. Il giudice Al-Aryan ha spiegato che la sentenza è “definitiva e non soggetta ad appello o contestazione”, in quanto rientra nel contesto dei crimini contro l’umanità ed è stata emessa in collaborazione con la giustizia internazionale, che non sostituisce i tribunali nazionali specializzati in giustizia di transizione. La corte ha stabilito che i condannati dovranno risarcire le vittime e ha esortato i famigliari che non l’avessero ancora fatto a presentare una richiesta ufficiale. L’esecuzione rimane subordinata alla presenza dei condannati in Russia, sotto la protezione di Vladimir Putin. Il tribunale ha per questo deciso di confermare e diffondere i mandati di arresto a livello internazionale, rendendo la sentenza un importante strumento di pressione legale e politica contro al Assad.
La notizia della sentenza arriva proprio pochi giorni dopo che Mosca e Damasco hanno raggiunto un accordo sul futuro della base aerea di Hmeimin e su quello della base navale di Tartus, che saranno trasformate in “centri congiunti di addestramento e sviluppo delle capacità”. Secondo quanto riferito dall’agenzia governativa Sana, il memorandum d’intesa è stato raggiunto dopo un anno e mezzo di negoziati e fissa un termine di tre mesi per il completamento della transizione. La Russia mantiene così una presenza in Siria e nel Mediterraneo, che sono anche le uniche basi ufficiali russe
fuori dall’ex Unione Sovietica, anche se il suo potere e la sua capacità operative ne escono limitati. Sul piano delle relazioni internazionali, quelli con la Russia, che è stata alleata con il regime di al-Assad e parte attiva nella guerra, fornendo supporto nei bombardamenti aerei e nelle operazioni di terra, sono molti controversi.Formalmente, il presidente ad interim Ahmad al-Sharaa e Putin si definiscono alleati ed elogiano i rapporti bilaterali, ma Mosca si rifiuta di estradare Bashar al-Assad, che è stato accolto con la famiglia e alcuni gerarchi nel dicembre 2024. I delicati equilibri tra i due Paesi di inseriscono in un quadro ben più complesso, che vede, dopo oltre mezzo secolo di continuità, un cambiamento di Damasco in favore di un’alleanza più stretta con Washington.