Il Ministero degli Affari Sociali e del Lavoro ha annunciato che le indagini sui casi dei bambini scomparsi in Siria saranno d’ora in avanti gestite dall’Antiterrorism Branch, in coordinamento con il Ministero dell’Interno. La decisione, resa pubblica il 3 agosto, segna un passaggio cruciale in una delle questioni più dolorose e irrisolte del Paese: la sorte dei minori scomparsi durante gli anni della guerra, tra detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, affidamenti e adozioni illegali operate dal regime di al-Assad, a partire dal 2011.
Secondo la dichiarazione ufficiale, l’accordo tra i due ministeri prevede la formazione di una squadra di sicurezza dedicata, incaricata di coordinarsi con tutte le agenzie competenti. È stato inoltre istituito un canale di comunicazione diretto con le famiglie dei bambini scomparsi, pensato per garantire aggiornamenti regolari e riservati sugli sviluppi delle indagini. L’obiettivo dichiarato è quello di ampliare lo scambio di informazioni tra le istituzioni, costruire una mappa completa dei casi e accelerare gli sforzi per determinare il destino dei minori.
L’intesa è stata raggiunta durante una riunione alla quale hanno partecipato il ministro dell’Interno Anas Khattab, la ministra degli Affari Sociali e del Lavoro Hind Kabawat, un gruppo di familiari dei bambini scomparsi e Raghda Zeidan, presidente del Comitato per la Ricerca e l’Investigazione sui Figli dei Detenuti. Erano presenti anche membri del comitato, volontari e rappresentanti degli organi investigativi. Nel corso dell’incontro sono stati discussi i meccanismi di ricerca, le sfide sul campo e gli aspetti penali legati ai casi ancora aperti.
La ministra Kabawat ha ricordato che il comitato ha documentato finora 314 casi di bambini trasferiti in strutture statali dopo l’arresto dei genitori. Di questi, 194 sono stati ricongiunti alle famiglie, anche se non è stato chiarito se i 150 casi annunciati in precedenza rientrino nella cifra complessiva. Molti fascicoli restano in fase di approfondimento: il comitato sta seguendo 612 casi di minori affidati ad altre famiglie secondo la legge siriana e sta verificando se tra loro vi siano bambini detenuti o trasferiti senza documentazione. Le indagini sui dossier dal 2011 al 2015 sono state completate, mentre il lavoro sugli anni successivi è ancora in corso. Kabawat ha ribadito che il ministero considera la trasparenza, il rispetto per la sofferenza delle famiglie e il diritto dei siriani a conoscere la sorte dei propri figli come principi irrinunciabili, e che gli aggiornamenti sul lavoro della commissione continueranno a essere condivisi con il pubblico.
Il quadro generale resta però drammatico. Il Syrian Network for Human Rights – Snhr -ha documentato, il 23 gennaio 2025, la sparizione forzata di circa 3.700 bambini dal marzo 2011. La maggior parte di loro rimane tuttora senza destino noto, nonostante la caduta del regime di Assad. L’organizzazione ha chiesto un’indagine urgente sulle associazioni e sulle istituzioni che, negli anni del conflitto, hanno ricevuto minori provenienti dalle agenzie di sicurezza. Secondo il Snhr, il regime ha perseguito politiche di detenzione che hanno coinvolto migliaia di bambini, talvolta insieme alle loro famiglie, talvolta separatamente. Alcuni rapporti indicano che i bambini nati all’interno dei centri di detenzione spesso venivano trasferiti in orfanotrofi e strutture di accoglienza.
Tra le istituzioni coinvolte, alcune — tra cui SOS Villagge dei Bambini — avrebbero accolto minori privi di documenti che ne attestassero l’identità. Queste pratiche sarebbero proseguite fino al 2019, quando l’organizzazione ha modificato le procedure di ammissione introducendo l’obbligo di informazioni identificative.
La decisione di affidare le indagini all’Antiterrorism Branch introduce una dimensione securitaria in un dossier che è, prima di tutto, umanitario e legato alla giustizia. Per le famiglie, che da anni attendono risposte, l’angoscia resta grande. La questione dei bambini scomparsi si inserisce, in quella più ampia del dossier delle persone sparite forzatamente, oltre 300mila in tutta la Siria.
Per approfondire
In questa inchiesta della Tiny Hand Foundation, le giornaliste Hadeel Arja e Khalil Ashawi ricostruiscono come a bambini con identità note siano state assegnate nuove identità e lignaggi familiari dopo l’arresto dei genitori o la separazione dalle famiglie. L’indagine rivela una rete di istituzioni di sicurezza e sociali che ha reso possibile questo sistema sotto il regime di Assad.
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