Fonte: The Tahrir Institute for Middle East Policy
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La pubblicazione del nuovo report del Tahrir Institute for Middle East Policy (TIMEP), “U.S.-Syria Policy: What’s Next Post-Caesar Repeal?”, arriva in un momento in cui la Siria vive una delle fasi più delicate della sua storia recente. A un anno e mezzo dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, avvenuta l’8 dicembre 2024, il Paese si trova immerso in una transizione complessa, segnata da profonde aspettative popolari, da tensioni politiche e da un’intensa attività giudiziaria internazionale che continua a fare luce sui crimini del passato. Il report di TIMEP, basato sulle priorità espresse da esperti e società civile siriana, analizza le trasformazioni in corso nei dossier umanitario, politico, economico, di sicurezza e di accountability, offrendo una lettura che si intreccia inevitabilmente con il lavoro dei tribunali europei impegnati nel perseguire i responsabili delle violenze sistematiche del regime.
Secondo TIMEP, la postura degli Stati Uniti dopo la caduta del regime ha sorpreso molti osservatori. Il discorso di Riyadh del presidente Trump nel maggio 2025, con l’annuncio della revoca delle sanzioni settoriali, ha rappresentato un inatteso segnale di apertura verso le nuove autorità siriane. La successiva abrogazione del Caesar Act nel dicembre 2025 ha alimentato interrogativi su quale direzione prenderà ora la politica statunitense, in un contesto in cui la stabilità regionale e la tutela dei diritti umani restano priorità imprescindibili. TIMEP invita Washington a un coinvolgimento “attento e strutturato”, capace di sostenere una governance inclusiva e di rispondere alle richieste della popolazione siriana, sottolineando che la transizione in corso è fragile e che il rischio di derive autoritarie non è affatto scongiurato.
Mentre la diplomazia internazionale ridefinisce le proprie strategie, la giustizia universale continua a muoversi con forza. Il documento del Syrian Center for Legal Studies and Research, allegato a questa analisi, offre un quadro dettagliato dei procedimenti avviati in Europa contro funzionari del regime e membri di milizie coinvolti in torture, massacri e violazioni sistematiche. In Germania, ad esempio, il Centro ricorda che «Mandati di arresto sono stati emessi nel 2018 contro Jamil al-Hassan, capo dell’intelligence dell’aeronautica militare, e altri imputati», un passaggio che testimonia come la giustizia europea abbia iniziato a colpire i vertici dell’apparato repressivo già prima della caduta del regime. Le indagini riguardano anche Sednaya, le corti militari e gli ospedali militari, con procedimenti ancora in corso che coinvolgono medici, ufficiali e giudici.
In Francia, una sentenza in contumacia ha condannato all’ergastolo Ali Mamlouk, Jamil al-Hassan e Abdel Salam Mahmoud, mentre in Spagna il procedimento contro Rifaat al-Assad e la sua famiglia prosegue nonostante la sua morte, con il sequestro di beni per circa 800 milioni di dollari. In Germania, nel 2022, Anwar Raslan è stato condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità, mentre Eyad Gharib ha ricevuto una condanna a quattro anni e mezzo. Nel 2024, il medico militare Alaa Moussa è stato condannato all’ergastolo aggravato per torture e omicidi negli ospedali militari di Homs e Damasco. Sempre nel 2024, Ammar Amin, affiliato alle milizie di Hezbollah in Siria, è stato condannato all’ergastolo. Il Centro segnala inoltre che sta ancora lavorando su diversi casi, anticipando nuovi procedimenti in Germania, Belgio, Paesi Bassi e Svezia.
Questa corsa alla giustizia universale si intreccia con la ridefinizione delle politiche estere. Da un lato, i tribunali europei continuano a perseguire i responsabili dei crimini del passato, contribuendo a delineare un nuovo orizzonte di responsabilità e memoria; dall’altro, la comunità internazionale è chiamata a sostenere un futuro che, per la prima volta dopo decenni, sembra realmente contendibile ai siriani. TIMEP sottolinea che la transizione non può essere lasciata alla sola dinamica interna, ma richiede un sostegno internazionale calibrato, capace di evitare che il vuoto di potere generi nuove forme di violenza o di autoritarismo.
Il report invita gli Stati Uniti a considerare la giustizia come parte integrante della ricostruzione politica, ricordando che la credibilità delle nuove istituzioni siriane dipenderà anche dalla loro capacità di collaborare con i meccanismi internazionali di accountability. In questo senso, i procedimenti europei rappresentano non solo un percorso di giustizia per le vittime, ma anche un segnale politico che potrebbe influenzare la direzione della transizione siriana.
La convergenza tra diplomazia e giustizia universale appare dunque decisiva. Mentre TIMEP chiede agli Stati Uniti un coinvolgimento responsabile e orientato ai bisogni della popolazione, i tribunali europei continuano a costruire un archivio giudiziario che documenta, processo dopo processo, la vastità dei crimini commessi. In questo equilibrio complesso, la Siria post‑regime si trova davanti a un bivio: da una parte la possibilità di costruire istituzioni nuove, inclusive e credibili; dall’altra il rischio che la transizione venga catturata da interessi di potere o da dinamiche regionali che potrebbero comprometterne l’esito.