La visita del presidente del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, a Damasco il 3 agosto 2026 si colloca in un momento di progressivo riavvicinamento tra Siria e governo regionale curdo, un processo avviato dopo la caduta del regime di Assad e consolidatosi attraverso contatti regolari per oltre un anno e mezzo. Questo dialogo si era già rafforzato durante le tensioni armate tra le forze governative siriane e le milizie curde nel nord-est all’inizio del 2026, quando l’intervento diplomatico di Erbil aveva contribuito a contenere l’escalation, mentre Damasco aveva espresso più volte sostegno al Kurdistan di fronte agli attacchi provenienti dall’Iran e da gruppi armati iracheni a essa vicini.
Lo storico incontro ha aggiunto un elemento simbolico di grande rilievo: il presidente curdo è stato ricevuto al Palazzo del Popolo, dove la bandiera del Kurdistan iracheno era esposta durante la cerimonia ufficiale. Dopo l’incontro con il presidente siriano Ahmed al‑Sharaa, Barzani ha dichiarato di aver ribadito il sostegno a una Siria stabile e unita, in cui i diritti di tutte le comunità etniche e religiose siano garantiti. Ha parlato di una “storica opportunità” per la Siria di ricostruire e prosperare, esprimendo fiducia nella leadership di Sharaa e sottolineando il potenziale di cooperazione economica tra Siria, Iraq e Kurdistan iracheno.
La presidenza siriana, nel suo comunicato, ha messo l’accento sul rafforzamento della cooperazione economica e sulla discussione degli sviluppi regionali, senza menzionare esplicitamente la questione curda, le Forze Democratiche Siriane o l’accordo tra Damasco e la SDF. Questa omissione conferma la “linea prudente” di Damasco: riconoscere il ruolo di Erbil come attore regionale, ma mantenere un equilibrio interno evitando riferimenti diretti ai dossier più sensibili.
Barzani ha continuato a svolgere un ruolo di mediazione tra Damasco e le forze politiche curde siriane. Nei mesi precedenti aveva incontrato il comandante della SDF Mazloum Abdi e il leader del Consiglio Nazionale Curdo Mohammed Ismail, sollecitando la fine degli scontri e la ripresa del dialogo. Durante le violenze tra esercito siriano e SDF, aveva dichiarato di essere in contatto con attori regionali e internazionali per ottenere un cessate il fuoco. A febbraio aveva ringraziato la Francia per il sostegno alla tregua e all’accordo tra Damasco e la SDF, ribadendo che i diritti linguistici, culturali ed educativi dei curdi devono essere riconosciuti e che la loro partecipazione alla vita politica siriana deve essere piena. Al Munich Security Conference aveva inoltre insistito affinché anche le formazioni curde non legate alla SDF, come il Consiglio Nazionale Curdo, fossero incluse nei colloqui con Damasco.
Questi elementi si intrecciano con il contesto regionale più ampio, segnato da tensioni crescenti tra Stati Uniti e Iran, da frizioni tra gruppi iracheni filo‑iraniani e i Paesi vicini, e da un ridimensionamento della presenza militare americana, soprattutto a Erbil, nonostante il perdurare delle minacce iraniane. In questo scenario, il governo regionale curdo considera la Siria un attore capace di contribuire al contenimento dell’influenza iraniana, soprattutto perché il territorio siriano rimane uno dei teatri del confronto tra Washington e Teheran. Il recente bombardamento iraniano nell’area di al‑Tanf nel luglio 2026 conferma la persistenza di questa dinamica e rafforza la percezione di una minaccia condivisa.
Sul piano interno siriano, Erbil mira a consolidare i risultati ottenuti dalla comunità curda, cercando di trasformare il decreto presidenziale del 2026 — che ha riconosciuto diritti di cittadinanza e alcune tutele culturali — in garanzie costituzionali permanenti. Questo obiettivo diventa più urgente mentre gli Stati Uniti riducono la loro presenza, indebolendo il ruolo di mediazione che svolgevano nelle questioni legate ai diritti dei curdi in Siria. In questa fase, mostrare apertura verso Damasco permette al governo regionale curdo di inviare segnali rassicuranti ai suoi alleati e di ampliare le proprie opzioni diplomatiche in un momento critico, segnato dal previsto ritiro totale degli Stati Uniti dall’Iraq entro settembre 2026. Per Damasco, mantenere un equilibrio tra il rapporto con Baghdad e l’apertura verso Erbil rimane essenziale: la Siria sembra intenzionata a continuare a inviare segnali di sostegno ai curdi, ma sempre entro i confini dell’unità dello Stato.