Essere disabili in Siria, Lujain: «Ho tre arti amputati. Parlo con i miei monconi, sono viva ma invisibile»

«Di quel giorno ricordo il fragore dell’aereo che è passato in lungo e in largo sul quartiere, poi il rumore si è fatto più forte. Poi il buio. Mi sono risvegliata dopo due settimane in un ospedale da campo sul lato turco della frontiera. Ho chiesto dove fosse Majed e mi hanno detto che era morto sul colpo. Credo di aver perso i sensi e solo dopo alcuni giorni mi sono resa conto che abitavo un corpo che non era più il mio. Per mesi, l’unica cosa su cui si poteva fissare il mio sguardo era il soffitto».

Come vive oggi in Siria una persona con disabilità causata dalla guerra? In questa intervista lo racconta Lujain, una donna di Aleppo a cui la guerra ha rubato un figlio di pochi mesi e tre arti. Lujain legge favole alle bambine orfane e canta con loro. «C’è una cosa che nessuna bomba ci può togliere», dice. «La solidarietà che abbiamo le une con le altre».

L’intervista completa è uscita su Vita. Si legge qui.