Dai campi profughi al World Taekwondo Roma Grand Prix – L’avventura di sette bambine siriane

Fonte: Radio Free Syria – Traduzione

Sette ragazze siriane che hanno trascorso tutta la vita in esilio hanno lasciato per la prima volta un campo profughi in Giordania per partecipare a un torneo internazionale di taekwondo a Roma.

Le giovani atlete, tutte residenti nel campo profughi di Azraq, nel nord della Giordania, prendono parte al torneo Kim e Liù, una competizione per bambini dai sei agli undici anni che si svolge in concomitanza con il World Taekwondo Roma Grand Prix dal 5 al 7 giugno.

Per le ragazze, questo viaggio rappresenta la prima esperienza al di fuori del campo, che è stato la loro casa fin dalla nascita o dalla prima infanzia. Istituito nel 2014 per accogliere i siriani sfollati a causa della guerra, Azraq ospita attualmente circa 60.000 rifugiati.

Le atlete hanno raggiunto l’Italia grazie al progetto del Taekwondo Humanitarian Centre, attivo nel campo dal 2016 sotto l’egida della Taekwondo Humanitarian Foundation con il supporto della World Taekwondo.

Sono state accolte a Roma questa settimana, dove hanno partecipato a una conferenza stampa per il torneo e hanno incontrato Papa Leone XIV prima della competizione.

Angelo Cito, presidente della Federazione Italiana di Taekwondo e fondatore della sezione italiana della fondazione umanitaria, ha affermato che l’iniziativa riflette i valori dello sport e della solidarietà.

“Le nostre porte sono aperte a tutti gli atleti in fuga dalle zone di guerra”, ha dichiarato. “Questi sono gesti che una federazione può compiere e che valgono più di un milione di parole: sono azioni”.

Cito ha aggiunto che la missione della fondazione è quella di sostenere i bambini che vivono nei campi profughi di tutto il mondo e di far loro sapere di “non essere soli”.

Il progetto Azraq ha allenato migliaia di bambini siriani negli ultimi dieci anni sotto la guida dell’allenatore Asif Sabah e ha formato atleti che hanno poi gareggiato con successo a livello nazionale e internazionale.

Tra questi, Yahya Bassam al-Ghotany, il primo atleta del campo ad essere selezionato per la Squadra Olimpica dei Rifugiati e portabandiera alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024.

Sebbene le sette ragazze trascorreranno solo una settimana in Italia, il loro viaggio rappresenta qualcosa di più di una semplice competizione sportiva. Per bambine cresciute conoscendo solo la vita in un campo profughi, l’opportunità di viaggiare, gareggiare e incontrare coetanee provenienti da tutta Europa offre uno scorcio di possibilità al di là dell’esilio.

La storia ci ricorda anche che, a più di dieci anni da quando milioni di siriani furono costretti a fuggire dalle proprie case, un’intera generazione è cresciuta lontano dalla propria patria. Eppure, per molti rifugiati siriani, l’esilio non è mai stato concepito come permanente. Mentre la Siria si ricostruisce lentamente dopo anni di guerra e dittatura, molti continuano a sperare di poter un giorno tornare a casa e contribuire a plasmare il futuro del loro Paese.

Per sette giovani atlete di Azraq, il viaggio verso Roma è di per sé un traguardo straordinario. Ma, come per innumerevoli altri siriani in esilio, il loro sogno più grande potrebbe non essere una medaglia all’estero, bensì la possibilità di costruirsi una vita in una Siria libera e pacifica.