#Not_in_our_name: ieri al Qaeda, oggi Isis

10013925_10203195090935601_198760016_nGli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 hanno fatto piombare il mondo intero in un incubo. La morte violenta di oltre 2900 persone inermi in quello che rimarrà nella storia come il più grave attentato terroristico nella storia dell’umanità non potrà mai essere dimenticata. Un attentato che, a distanza di 13 anni, continua a suscitare orrore e indignazione e a sollevare dubbi e interrogativi sulle reali dinamiche dell’accaduto. Sta di fatto che a quelle vittime innocenti se ne sono aggiunte altre, uccise in altri attentati, uccise in guerre che il terrorismo avrebbero dovuto annientarlo. Morte che si aggiunge alla morte. Dolore che si aggiunge al dolore.

Insieme alle Twin Towers quel giorno sono crollati decenni di dialogo e amicizia tra popoli e religioni. In particolare, a causa della strumentalizzazione dei terroristi di al Qaeda del nome e dei simboli dell’islam, il mondo musulmano è piombato in un a palude. A poco sono valse le condanne e le prese di distanza di leader e comunità religiose, di singoli credenti e intellettuali: la voce più alta era sempre quella del terrorismo e dell’estremismo. Si è creato un doloroso clima di sospetto e diffidenza verso i Musulmani del mondo,  che ha provocato una ferita nella ferita.  Impossibile biasimare la gente spaventata, ma al tempo stesso infelice subire l’equazione islam uguale terrorismo. Il comportamento criminale di pochi ha gettato una pesante ombra sulle vite di milioni di credenti pacifici, sereni, in dialogo, rispettosi delle leggi e delle diversità.

Oggi l’incubo si rinnova a causa di una formazione terrorista che sta minacciando l’umanità e sta nuovamente minando alle basi il dialogo e la convivenza tra diversità. Si tratta Isis, il cosiddetto Stato Islamico di Iraq e Levante e della preoccupante escalation degli orrori che commette.  Da cani sciolti a potenza militare che spaventa non più solo la Siria e l’Iraq (i due Paesi in cui questi criminali si sono organizzati e sono cresciuti numericamente e logisticamente) ma il mondo intero.

Isis ha strumentalizzato, ingiuriandoli, nomi e simboli della religione musulmana, definendosi prima “Stato islamico” poi “Califfato”, usando come stendardo una bandiera su cui è scritta l’attestazione di fede e attribuendosi un potere temporale e di controllo sulla vita della popolazione quanto meno brutale. Per oltre un anno ha ucciso, torturato, perseguitato i Musulmani sunniti anti-assad, per poi espandersi anche in Iraq e prendere di mira le minoranze, come i Cristiani e gli Yazidi. Ha sterminato medici, citizen reporter, volontari, insegnanti e guide spirituali contrarie alla loro barbarie; poi ha cominciato a prendere di mira giornalisti stranieri, accanendosi disumanamente su di loro ed esibendo in gesto di sfida la loro terribile esecuzione. Per alimentare la confusione ha strumentalizzato e bestemmiato simboli come il crocefisso, emblema della cristianità, per esibire i suoi crimini, esponendo sulle pubbliche piazze di città come al Raqqa i corpi martoriati di giovani oppositori siriani. Isis ha fatto leva sul fattore religioso per alimentare l’odio settario, provocando il terrore tra le minoranze e suscitando un’ondata islamofobica di grande portata.

L’opposizione siriana continua a ribadire che Isis non ha nulla a che spartire con la sua causa, con la sua rivolta contro il regime di assad. Non solo: per molti Isis è il rovescio della medaglia del regime che in Siria ha bombardato, ha stuprato, torturato, sequestrato e ucciso. E i credenti dell’Islam prendono fermamente le distanze da questi barbari criminali che conducono una guerra per procura e con i loro gesti bestemmiano il nome di Allah e i valori della fede.

Ieri al Qaeda, oggi Isis: gruppi di uomini armati che prendono il potere, che vengono armati e finanziati da forze internazionali, che fanno leva su giovani menti per assoggettarle, che usano il nome dell’Islam e si proclamano tutori e garanti del potere temporale, ma che dell’Islam sono i primi nemici.

Ancora una volta prendiamo le distanze da qualcosa che non ci è mai stato vicino, perché Isis è il più grande insulto all’Islam. I seminatori di odio, i taglia-gola, gli stupratori, i seviziatori sono barbari, disumani che non dovrebbero nemmeno pronunciare il nome di Dio. Vogliono estirpare le radici del dialogo e della fratellanza, minacciano chiunque non condivida la loro demagogia.

Dalle righe di questo blog esprimo nuovamente la mia solidarietà alle vittime innocenti dell’odio e del fanatismo. Credo nel potere della penna e con la mia penna traccio l’ennesimo segno di distanza dai pensieri e dai comportamenti abominevoli dei terroristi fanatici di Isis.

#Not_in_our_name

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