Quando i bambini chiederanno: “Perché siamo morti?”

Homs 13 settembre 201413 settembre 2014 – Homs, quartiere al Waer

Alae e Ghurub sono avvolti nei loro sudari; i corpicini pieni di lividi e sangue.  Sono rimasti uccisi nel bombardamento di oggi sul quartiere di Al Waer, nella città siriana di Homs. Il padre li tiene in braccio, li stringe al petto, li bacia, rivolge loro parole d’amore, li chiama. Guarda Alae e dice: “I tuoi dentini non erano ancora spuntati tutti”. Poi rivolge un ulteriore sguardo ai suoi figli e si chiede per quale colpa siano stati uccisi. Si chiede cosa dovrà rispondere quando i suoi bambini chiederanno perché sono morti…

Davanti all’uomo un’altra salma, completamente coperta; è quella della moglie Sabà. Sul suo corpo esanime due rose. L’ultimo gesto d’amore di un uomo a cui le bombe del regime hanno portato via tutto, ma non la dignità. L’uomo giura che non si piegherà alla violenza, che non si chinerà al despota e che quest’ultimo se ne dovrà andare.

Un video che ricorda al mondo il dramma dei civili siriani che da più di tre anni subiscono violenze inaudite. Un video che ricorda la martoriata città di Homs, rimasta sotto assedio per oltre due anni, con i suoi figli che hanno conosciuto, oltre alla paura e alla violenza, la fame, gli stenti e la mancanza di cure. Homs, una città rasa al suolo dalle bombe, evacuata, orfana della sua gioventù pacifica e desiderosa di un cambiamento, orfana del suo suo sogno di Libertà.  Homs è la Siria, è una tragedia umana dimenticata, un genocidio taciuto. E’ una delle ferite più profonde che ha subito il popolo siriano, che oltre alla barbarie del regime, è da oltre un anno e mezzo vittima anche delle atrocità del terrorismo.

 

 

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