Aleppo, a lume di candela, col sottofondo di spari e bombe

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La luce della candela rischiara appena il viso della donna che mi ospita per la notte e ci permette di vedere il cibo che stiamo mangiando. “Mit essalameh”, mi dice più volte, ovvero “mille volte ben venuta”, scusandosi per il disagio di una casa al buio. Sono profondamente commossa dalla sua ospitalità e da quella situazione: lei, come i suoi vicini, come tutte le persone che vivono ad Aleppo e nelle altre città siriane sta subendo da tanto tempo i disagi di vivere senza corrente, stare per giorni senza acqua, convivendo con tutto ciò che una repressione provoca contro la popolazione civile.
È madre di 8 figli, di cui solo due vivono con lei. Gli altri sono già sposati; i due piu grandi non li vede da oltre un anno, perché vivono in una zona della città impossibile da raggiungere.  Le mancano, così come le mancano i nipoti. “Prego sempre per loro, spero che siano vivi, che stiano bene”, mi dice. Mi racconta come sia la vita ad Aleppo,  di come sia difficile persino comprare della verdura, con i cecchini appostati ovunque. Questioni come la raccolta della spazzatura, la distribuzione della posta, l’assistenza sanitaria sono alla deriva: manca ogni forma di gestione, bisogna arrangiarsi alla meno peggio. Chi riceveva uno stipendio o una pensione, è rimasto a senza da tempo. “Ho venduto qualche collanina che avevo, mi resta solo la fede che il mio compianto marito mi ha regalato quando ci siamo sposati, 40 anni fa. I miei figli mi hanno fatto prometere  che non l’avrei mai venduta, se non in caso di estrema necessità.  Spero che quel giorno non arrivi”, mi dice commossa.
Aleppo, a lume di candela. Per qualche minuto scende il silenzio tra noi; si materializano davanti ai miei occhi le scene che descrive. A quella donna restano solo i suoi figli. Le uniche cose che ha salvato della sua vita ad Aleppo sono la fede, quella del cuore e quella al dito e i ricordi. La casa in cui mi ha accolto è di un fratello, che vive all’esteo; la sua abitazione ha dovuto lasciarla da oltre due anni, per i bombardamenti.  Un anno fa ha avuto la notizia che è stata rasa al suolo.
E mentre mi parla di bombe fuori si alternano spari ed esplosioni. Nei primi istanti sobbalzo, poi, guardando la sua sofferta compostezza, fingo anche io di non sentire… ma è una finzione che non regge. Mi chiedo se ci sono feriti, se ci sono bombe… mi chiedo se verremo colpiti anche noi.
Quando spegniamo la candela mi fa una carezza e mi dice che le ricordo sua figlia. Poi mi confessa: sai che ogni sera ho una preghiera? Prego che quando arriverà la mia ora la mia sarà una morte composta.

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