Di Asmae Dachan – Pubblicato su: Kritica il 02/07/26
La Siria attuale non è più parte dell’asse della Resistenza, ma Trump ha ricevuto un sonoro smacco quando ha provato a usare il nuovo governo contro Hezbollah. Il presidente ad interim al Sharaa si è opposto al tentativo di lanciare la Siria nel conflitto per favorire Israele. Il quale rimane una forza occupante anche nei territori siriani, mentre le popolazioni siriane e libanesi continuano a condividere una storica vicinanza, nonostante le tante vicende di sangue.
(…)Storia di un rapporto doloroso
Sull’instabilità regionale, molto si è detto e molto si è scritto. Secondo un modo di dire diffuso nel Vicino Oriente, “La Siria ha il telecomando del Libano: quando vuole lo aziona e crea il caos, quando vuole, invece, lo spegne”. Non è una citazione letteraria, ma descrive i complessi rapporti tra i due Paesi, che prima delle divisioni imposte dagli accordi di Sykes-Pikot avevano rapporti di buon vicinato e non avevano confini rigidi, facendo parte di quell’area geografica e culturale chiamata Bilad ash-Sham, i Paesi del Levante. A incrinare i legami tra i due vicini sono stati, in particolare, gli anni tra il 1976 e il 2005, che hanno visto una massiccia presenza militare siriana in Libano, sotto il comando della dinastia degli al-Assad.
Anni infelici per i due popoli, che condividono la stessa lingua, usanze e costumi praticamente identici, ma che si sono trovati nei ruoli di invasi e invasori, con un inasprimento delle relazioni non facile da gestire, specie lungo le zone frontaliere, dove amicizie, matrimoni misti e legami di sangue non si sono mai rispecchiati nelle linee divisorie tracciate a matita e righello dai decisori internazionali.
A far traboccare un vaso già colmo fu l’attentato che provocò la morte del primo ministro di Beirut Rafiq Hariri nel 2005…(…)
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