#Aleppo: Mustafa, ucciso a dieci anni mentre vendeva dolci

10366099_724546367588768_906546551098036664_n30 maggio 2014, Aleppo, quartiere di Bustan Al Qaser

In giro per il quartiere di Bustan Al Qaser, ad Aleppo, con in mano una scatola di dolcetti: un’ordinaria giornata di lavoro quella che stava vivendo il piccolo Mustafa, dieci anni.

Lavorava per aiutare la famiglia, finita in miseria, vendendo biscotti e snack e ogni sera portava a casa poche monete per comprare il pane. Mustafa, come altri migliaia di bambini ad Aleppo e in tutta la Siria, non aveva più una scuola da frequentare, né un’infanzia spensierata da vivere. Si svegliava al suono delle bombe e al suono delle bombe andava a dormire, ma non aveva perso il sorriso, né la sua grazia innata.

Lo avevano incontrato più volte i media-attivisti della città, immortalandolo nell’atto di offrire  i suoi dolci ai passanti mentre gli aerei del regime sorvolavano la città sganciando i loro ordigni. Gli abitanti di Aleppo, come Hama, Homs, Damasco, Deir Ezzore e le altre città, ormai si sono abituati a convivere con la minaccia e la presenza della morte.

L’ultimo giorno di maggio Mustafa stava lavorando: in strada, con in mano le sue mercanzie, con dignità e pazienza aspettava che qualcuno si fermasse ed acquistasse un dolcetto. Fino all’istante dell’esplosione: uno dei barili gettati dall’aviazione militare ha colpito proprio la zona dove era fermo il piccolo. Il tempo di allontanarsi in cerca di aiuto, fuggendo in mezzo al fumo, per accasciarsi a terra davanti ai primi soccorritori. Mustafa ha riportato ferite gravissime e si è spento in pochi istanti. In mano stringeva ancora un pacchetto di biscotti. L’esplosione ha provocato numerosi morti e feriti e la distruzione di diverse abitazioni. Illeso il fratellino di Mustafa, che era vicino a lui.

La storia di questo piccolo angelo siriano arriva in silenzio, così come in silenzio è vissuto Mustafa, dimenticato dal mondo che ha dimenticato la Siria, ricordandosi solo di lui, assad, ricordandosi delle sue “elezioni”… E quando scrivo mondo non intendo l’Occidente, le grandi potenze, non intendo i paesi arabi, le grandi Ong: su di loro, in Siria, non ha mai contato. Mi riferisco al mondo, quello degli esseri umani, dove donne e uomini condividono la stessa terra, la stessa aria, la stessa acqua, nascono, vivono, si sposano, hanno figli… quei figli di un’unica umanità che ha smesso di considerarsi tale. Dall’inizio del 2014 sono 567 i bambini uccisi in Siria: il dato è di alcuni giorni fa e non comprendeva ancora il piccolo Mustafa, né tutti gli altri bimbi caduti negli ultimi giorni.

 

 

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