Al Ghouta, oltre le armi chimiche, resta l’assedio

Alghouta 23 marzo 201423 marzo 2014 – Al Ghouta, periferia meridionale di Damasco

“Perché mostriamo al mondo questa foto? Bambini in fila per un piatto di grano caldo? Perché siamo ad Al Ghouta, località Harasta, precisamente nella cucina da campo della zona assediata. Mostriamo questa foto per dire a chi (facendo il moralista e dimenticando che qui stiamo morendo tra le bombe e gli stenti) mugugna che non bisogna far vedere le foto della gente in coda per mangiare, per non ferire la loro dignità, che in realtà la dignità di questa gente è stata già atrocemente offesa. Offesa dalle violenze, offesa dall’assedio che li ha ridotti alla fame. Mostriamo questa foto perché qualcuno, rischiando la vita, è riuscito a far arrivare del grano nonostante i blocchi e i cecchini e per qualche giorno questi bambini, anziani, civili, mangeranno. Del semplice grano bollito. Non ci sono verdure, non c’è carne. Mostriamo questa foto perché ci sono cuori che non si sono addormentati e pensano alle persone in Siria, inviando loro aiuti economici e materiali. Non è una foto dolorosa e mortificante a lenire il nostro orgoglio, ma è l’indifferenza del mondo, degli arabi che pensano a costruire palazzi in oro, che continuano a vestirsi di un moralismo ipocrita, degli occidentali che pensano di detenere lo scettro dei diritti umani ma non si accorgono che in Siria sta morendo l’umanità. Sì, la Siria sta morendo. Al Ghouta è morta altre mille volte dopo l’attacco chimico. Vorremmo che la gente si indignasse – seriamente – per questo. Vorremmo non dover più aspettare che il cibo ci arrivi caricato su zaini portati per chilometri sottoterra da alcuni giovani. Vorremmo non vedere più i nostri figli piangere per la fame, desiderare come se fosse un sogno irrealizzabile, un biscotto o della cioccolata. Vorremmo non dover più fare foto per denunciare le atrocità che qui e ora si stanno consumando”. 

E’ una testimonianza-sfogo drammatica quella che giunge da L. M. giovane attivista per i diritti umani di Al Ghouta, la città tristemente nota per l’attacco chimico del 23 agosto 2013. Perché in Siria accada questo: mentre sul piano militare si combatte e si registrano perdite, conquiste, con un alternarsi di scenari che ha come unica costante la morte, i civili assediati nelle diverse città stanno lentamente spirando per gli stenti. La gente lotta per la propria sopravvivenza: nonostante tutto è viva nello spirito,  pronta a iniziare una nuova pagina per tutti, ma l’esasperazione è ormai una minaccia reale.  

 

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