“E’ come se mi strappassero il cuore, Homs è la mia città” – testimonianza video

Homs 12 febbraio 201412 febbraio 2014 – Homs Voci dall’assedio

Testimonianza toccante di un uomo di Homs, che, insieme alle sue quattro figlie, ha lasciato la zona assediata in base al piano di evacuazione firmato in occasione dei colloqui di Ginevra2.

“E’ come se mi strappassero il cuore, Homs è la mia città. La mia città che è stata distrutta… ma cosa posso fare?”.

Il reporter gli chiede perché lascia la sua casa e se spera di ritornarvi.

“Sono stato costretto dai bombardamenti; mia moglie è rimasta uccisa dall’esplosione di un ordigno, io mi sono rotto una gamba a causa dello sparo di un cecchino. Ho quattro figli che stanno patendo la fame. Non c’è speranza che io torni. Forse tra vent’anni, quando ricostruiranno tutto. So che potremo diventare profughi, ormai siamo sfollati. Alle bambine potevo dare solo il corrispettivo di un bicchiere di grano al giorno e delle erbe che raccoglievamo nei campi. Do loro da bere del té perché non c’è latte e ci metto dell’aspartame che mi hanno dato”.

Una delle bimbe dice al reporter che è triste, molto triste perché lascia Homs.

Sono tutti visibilmente provati e la tristezza si legge sui loro visi, nelle loro espressioni. Questi sono i bambini che hanno subito l’assedio a Homs per oltre 630 giorni. Ora sono fuori, accolti in quartieri esterni alla zona isolata. Altre centinaia di bambini sono rimasti con le loro famiglie nella zona blindata dalle forze del regime. L’ennesimo fallimento della diplomazia mondiale, che per questi civili inermi non ha voluto prendere una posizione netta, cedendo ai ricatti del regime.

Cosa ne sarà di tutti questi innocenti? Cosa potrà consolare il loro dolore?

 

 

 

 

 

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