Ucciso dalle fiamme in un campo profughi: il dramma di un bimbo siriano

1480612_807336155950491_890527904_n30 dicembre 2013 – Maskana, Giordania

Il bimbo nella foto si chiamava Diyà Addin Mazen Almahmoud ed era un piccolo profugo nel campo di Maskana, in Giordania. Il piccolo, secondo quanto riportato dalla “Rete siriana per i diritti umani”, è spirato oggi a causa di un rogo divampato nella tenda dove viveva con la famiglia.

E’ l’ennesima tragedia di questo genere che si consuma in un campo profughi, che ha come vittima un bambino e che riaccende i riflettori sulle drammatiche condizioni in cui vivono ormai oltre 3 milioni e mezzo di siriani, divisi tra le tendopoli nei paesi confinanti – Giordania, Libano, Turchia e Iraq – e lo stesso territorio siriano. I campi profughi, allestiti per far fronte all’emergenza dei civili in fuga dai bombardamenti e dalle incursioni militari, sono stati concepiti come una sistemazione temporanea e sono assolutamente privi di ogni garanzia di sicurezza. Mancano anche le benché minime condizioni igieniche, manca ogni comfort. D’estate le tende sono trappole roventi, d’inverno sono un insufficiente riparo dal freddo, dalla pioggia e dalla neve. Per non parlare della mancanza di lavoro, di assistenza medica, di istruzione, di svago…

Non solo luoghi adatti ad ospitare essere umani, non per un tempo che ormai è quasi di tre anni. Di fronte all’immobilismo della comunità internazionale, al caos politico e geo-strategico che non fa che ampliarsi, le prospettive che hanno davanti a sé i civili siriani sono tutt’altro che rosee. Per quanto tempo ancora dovranno vivere in quelle fatiscenti tendopoli? Quanti altri bambini dovranno morire prima che si ponga fine a questo genocidio?

Mentre i potenti del mondo giocano con le vite umane, Diyà, piccolo angelo biondo siriano, se ne va in modo atroce. Nata in un contesto drammatico, l’unica speranza è che ora abbia smesso di soffrire.

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