La mia intervista ai Litfiba

litfibaÈ domenica sera. Continuano ad arrivare dalla Siria notizie drammatiche; tra quello che il mondo ignora volutamente e quello su cui è stato chiesto il silenzio, la situazione si fa sempre più pesante. Sto aggiornando il mio blog e tengo YouTube aperto, alternando video che arrivano dalle città assediate a brani di musica; ascolto, per prima volta “Versante Est”, dei Litfiba: adrenalina, ritmo, ma c’è qualcosa di più, qualcosa di nuovo. Fermo un attimo il lavoro e ascolto nuovamente: avevo intuito bene; è una canzone che racconta molto tra le note, tra le righe… Decido di provarci: voglio chiedere al cantante, Piero Pelù, cos’è quel qualcosa in più che sento in questo brano. Tento con facebook, anche se non troppo fiduciosa: ci sono oltre 250mila “like” sulla pagina ufficiale, mica verranno a rispondere a me (un messaggio in bacheca indica che alla pagina vengono dedicati 60 minuti al giorno). Scrivo di getto: sono una giornalista italo-siriana ecc. Poche ore dopo trovo la risposta: non posso crederci! Contatto l’ufficio stampa, come mi indica Piero, che si dimostra subito molto sensibile e attento; l’intervista è fissata per mercoledì ore 18:30. A quell’ora mi trovo in auto di fronte al campo sportivo dove gioca mio figlio, ma sono pronta, fogli e penna alla mano, mi preparo a scrivere. Quando inizia la telefonata i ruoli si rovesciano: da intervistatrice divento io l’intervistata. Mi chiedono di quale città della Siria sono; rispondo di Aleppo, con un nodo alla gola. Mi chiedono dei civili, dei bambini, dei campi profughi, di cosa faccia l’Onu, la comunità internazionale: io sono un fiume in piena e racconto loro della drammatica situazione nella mia terra d’origine. Poi mi fermo; Piero e Ghigo rispondono alle mie domande sulla loro musica, sul loro impegno nel sociale, sul senso delle loro denunce, ma mi dicono che ritengono più interessante ciò che sto raccontando io rispetto a ciò che hanno da dirmi. Un giornalista lo sente quando una persona parla col cuore, anche se non può guardarla negli occhi e capisco subito che loro conoscono la situazione, comprendono bene i meccanismi che sono dietro a questa e a tante altre maledette guerre e nelle loro parole colgo il senso della loro rabbia e allo stesso tempo della loro vicinanza. Prometto che li terrò aggiornati e loro promettono che continueranno a parlare di chi non ha voce attraverso la loro musica. Quando chiudo il telefono sono un po’ commossa e un po’ stordita; ho iniziato ad ascoltare le loro canzoni sulla corriera che mi portava a scuola quando facevo il liceo. Come tutti gli artisti sembravano inarrivabili. Invece sono umani e anche loro hanno a cuore la Siria.

Ecco il link dell’intervista: http://www.you-ng.it/news/mondo/item/8411-litfiba-l%E2%80%99anima-vola-sul-versante-est-e-arriva-anche-in-siria.html

 

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