Essere alawiti nella Siria post-Assad: intervista ad Hanadi Zahlout

“Non consideriamo le vittime alawite diverse dalle altre vittime della violenza degli assadisti, hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, ma vogliamo vedere sforzi reali perché la nuova Siria sia diversa dal passato. Altrimenti la storia verrà riscritta. I nomi cambieranno, ma la realtà delle violenze e delle violazioni sarà la medesima. Si rischia, inoltre, di caricare i sunniti in Siria di un fardello insopportabile, come è stato fatto per gli alawiti sotto il regime. I siriani non possono essere identificati come vittime sunnite di killer alawiti e vittime alawite di killer sunniti, non lo meritano. Vogliamo un Paese che rispetti le persone che ci vivono, che rispetti la loro esistenza e il loro diritto alla vita, con tutte le loro specificità e diversità. Questo è ciò per cui molti si sono sacrificati. Tanti siriani hanno lottato affinché nessuno si arrogasse più il diritto di uccidere qualcun altro in base alla propria etnia, religione, al proprio orientamento politico o alla propria opinione”.

La mia intervista alla scrittrice e attivista siriana Hanadi Zahlout per Kritica