Migliaia di civili ancora vivono, e muoiono, a Ghouta

“Come White Helmet chiedo uscite sicure da Ghouta”: è l’accorato appello pubblicato da Raed Al Saleh, capo degli Elmetti Bianchi siriani, un corpo di Protezione Civile che opera nelle zone bombardate.

“Per ventiquattro ore ho sperato che la gente di Ghouta potesse finalmente respirare aria pulita, senza più respirare l’odore della morte che ha riempito ogni strada, ogni angolo, ogni casa per oltre un mese. Ho sperato che, con l’approvazione della risoluzione 2401 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che chiedeva un mese di cessazione delle ostilità, i Paesi più potenti del mondo potessero finalmente garantire la protezione dei civili in Siria. Ancora una volta, tuttavia, la risoluzione ha dimostrato di essere solo uno spreco di inchiostro.

28575941_306950696499438_2802182449701103990_n.jpgL’attacco su Ghouta, un sobborgo della periferia di Damasco, prosegue da oltre un mese. più di 1300 civili sono stati uccisi e 4000 sono stati feriti. Contro i civili sono stati usate svariate tipologie di armi: barili bomba, bombe a grappolo, armi incendiarie, missili. Indubbiamente la strategia più feroce che è stata usata è l’uso si gas velenosi come il cloro, per costringere le persone a uscire dagli scantinati dove si erano nascoste e poi colpirle con attacchi aerei.

L’attacco è troppo perché i White Helmets possano essere in grado di recuperare tutti i corpi dalle macerie. Il bersagliamento delle nostre sedi ha distrutto gran parte delle nostre attrezzature. Uno dei nostri volontari è stato ucciso venerdì mentre correva verso un centro di soccorso dopo che la sua ambulanza è stata colpita da un bombardamento. Era il decimo volontario dei White Helmets ucciso in questo recente assalto. Le squadre sul campo vivono in un lungo ‘giorno del giudizio’.

Lo scenario che abbiamo visto ad Aleppo si sta ripetendo a Ghouta: il regime siriano e la Russia, con la retroguardia delle milizie iraniane e libanesi  stanno usando una strategia di guerra che fa terra bruciata. Dicono al mondo che stanno aprendo ‘corridoi umanitari’, ma in realtà si tratta di ‘corridoi di morte’. I civili che cercano di scappare attraverso queste strade per raggiungere le aree controllare dal regime vengono ancora colpiti. Molti vengono uccisi. Il regime ha usato i civili in fuga come scudi umanitari di fronte ai propri blindati per conquistare Hammuriye. Decine di persone sono state uccise in questa operazione.

28471952_307858713075303_6328431316146294572_n.jpgAll’interno di Ghouta restano migliaia di persone che rappresentano la società civile resiliente: i medici che lavorano ininterrottamente per 72 ore, gli insegnanti che continuano a insegnare anche nei rifugi sotterranei e i White Helmets che continuano a salvare vite, molti dei quali sono stati sostenti da voi moralmente o con donazioni negli ultimi anni. Queste persone sono state sistematicamente prese di mira dal regime e dai suoi alleati per anni e sono ancora in una condizione di grave rischio. Se vengono lasciati senza protezione, saranno i primi ad essere arrestati o uccisi dalle forze del regime. Non dobbiamo sottovalutare le capacità del regime di compiere esecuzioni di massa o arresti su larga scala. Questa è infatti una delle caratteristiche principali del governo di Bashar al Assad.

Oggi dico ai firmatari della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: il vostro cessate il fuoco è fallito. Ora il minimo che possiate fare è garantire che i civili che volessero andare verso altre zone della Siria abbiano il diritto e la protezione necessaria per farlo.   Tutti coloro che cercano di essere ‘evacuati’ da al Ghouta devono essere protetti dagli omicidi sistematici e della esecuzioni di massa.

Spero che se resta ancora un qualunque frammento della vostra coscienza vi porti a decidere di fare qualcosa che permetta ai civili di lasciare quello che le stesse Nazioni Unite hanno definito ‘inferno sulla terra’.” 

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