Il dramma dei profughi siriani arrestati

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Filo spinato e fucili, poi le manette. Il silenzio del mondo e la complicità dell’indifferenza.

Migliaia di civili siriani in fuga da un Paese che ormai non esiste più si stanno imbarcando su carrette del mare che spesso diventano le loro tombe, oppure attraversano il vecchio continente per cercare di raggiungere il nord Europa. Lo fanno a piedi, perché sembra che non esistano più pullman o treni che li possano caricare. Giovani uomini e donne disperati, insieme ai propri figli, in un pellegrinaggio della speranza che si traduce spesso in tragedia. Per loro non c’è più spazio nelle nazioni limitrofe e la fuga continua inesorabile.

Sul loro cammino insidie e ostacoli, filo spinato e muri, ma anche lacrimogeni, manganelli e manette. In Ungheria sono già centinaia i siriani  tratti in arresto. Famiglie di profughi che pur di mettere in salvo i propri figli e cercare di dare loro un’opportunità, la sacrosanta opportunità di vivere, tentano il tutto e per tutto. Le televisioni internazionali stanno riprendendo in diretta le immagini drammatiche, inspiegabili, di esseri umani disarmati a cui dovrebbe essere riconosciuto lo status di profughi, che vengono invece trattati come criminali.

Di seguito le immagini trasmesse lo scorso 28 agosto dall’emittente satellitare siriana indipendente Orient, con scene strazianti che ritraggono il calvario delle famiglie in fuga. In particolare, dal minuto 1:21 si vede la drammatica sequenza in cui una giovane coppia con la propria figlia viene tratta in arresto dalla polizia ungherese dopo aver attraversato il filo spinato.

Sui volti dei due adulti lo strazio, la paura, l’incredulità, ma è l’espressione della piccola quella più emblematica, che urla il suo dolore per un mondo di adulti senza pietà. Questa bimba in Siria ha conosciuto l’orrore delle bombe e degli spari, ha subito il furto della sua infanzia e spensieratezza, ha provato cosa vuol dire la fuga prima in un  Paese, poi in un altro e ora tocca con mano cosa vuol dire la crudeltà della politica, che ai profughi mette le manette.

Sempre di più il dramma siriano sembra bussare alle coscienze del mondo, chiedendo un’immediata e non più rinviabile apertura di corridoi umanitari. Ma tutto ancora tace, mentre si definisce sempre meglio un progetto internazionale ben preciso, che mira a ridisegnare per sempre il profilo geopolitico della millenaria terra Siria, sacrificandone la popolazione.

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