Perché i giovani di #Homs non vogliono morire

23 aprile 2014 Homs Bebars23 aprile 2014 – Homs

“Ti svegli la mattina e sei circondato da persone che sembrano fiori, e ogni fiore ha il suo profumo, i loro colori sono diversi, alcuni sono accesi, altri più tenui. Sta a te, allora, essere come una farfalla che entra in un giardino e svolazza sopra i fiori e prende il loro profumo, trascurando tutto il resto”.

Possono sembrare le parole di un animo sensibile e nobile, di un giovane innamorato, di una persona immersa nella bellezza e nell’armonia della natura, serena, ottimista e soprattutto libera. Chi ha scritto queste parole è sì un animo sensibile, nobile, è sì un giovane ed è anche libero, ma in una prigione a cielo aperto, una prigione che si chiama Homs. Le parole sono affidate a Facebook, il diario virtuale su cui questo ragazzo appunta i suoi pensieri e tramite il quale condivide foto e video che raccontano la quotidianità di una vita sotto assedio. 684 giorni di isolamento dal mondo, interrotto solo grazie alle connessioni ad internet, senza la possibilità di uscire, né di ricevere rifornimenti, cure. Oltre due anni di assedio, in cui i bombardamenti non si sono mai interrotti, in cui l’esercito continua a bloccare tutte le vie d’ingresso e di uscita, in cui si muore per dissanguamento, ma anche per la malnutrizione.

Non si dimenticano le migliaia di ragazzi morti proprio a Homs per aver rincorso il sogno della libertà, quei giovani promotori del movimento pacifista di protesta contro il regime che hanno ridato ai siriani di tutto il mondo il coraggio e la speranza di un cambiamento. Né si dimenticano tutti gli altri civili morti senza colpa, né quegli uomini costretti ad abbandonare le proprie vite per imbracciare le armi e difendere le proprie famiglie, le proprie case.

Homs 20 aprile nettare degli deiIl sogno di libertà del popolo siriano è stato attaccato dalle armi, dal terrorismo, dai giochi di potere; è in fin di vita, ma non muore. La gioventù di Homs non vuole morire. Qualche giorno fa alcuni giovani impegnati nella resistenza, dopo aver liberato un posto di blocco, si sono fatti una foto con una bottiglia di succo di frutta, scrivendo che non ne bevevano ormai da mesi ed era per loro un bottino meraviglioso. Dentro ogni guerra ci sono vite spezzate ed esistenze devastate a causa della violenza e della disumanità, c’è la resistenza armata, ma c’è anche la resistenza morale, quella dei cuori che non si fanno annerire dall’odio e continuano ad avere il coraggio di amare. Come i cuori dei giovani nella Homs assediata.

 

 

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