Border: il dramma siriano raccontato in un film

Il regista Alessio Cremonini: “Quelle foto di bambini, donne, uomini assediati e uccisi dai cecchini e dalle bombe mi hanno ‘costretto’ a fare qualcosa”

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Un film sulla Siria com’è nata l’idea? Perché?

“L’idea è nata dopo la visione delle foto e le testimonianze che documentavano gli scontri alla fine del 2011 inizio 2012 nel quartiere di Bab Amro a Homs. Quelle foto di bambini, donne, uomini assediati e uccisi dai cecchini e dalle bombe mi hanno ‘costretto’ a fare qualcosa. Credo sia stata la coscienza ad ‘ordinarmi’ di fare qualcosa: l’indignazione per quell’orrore era tale che ha generato l’urgenza di raccontare la crisi siriana. Ma non sono state soltanto le immagini dei lutti, anche le storie di eroi che cercavano di aiutare, guarire, accudire. E poi non volevo che potesse finire come con il massacro di Hama del 1982, dove non esistono quasi foto, figurarsi un film. Ecco, mi sono detto: devo fare un film, perché la memoria è importante. Spero che il film possa essere utile nel presente, ma che possa servire anche in futuro quando tutto questo sarà passato”.

Border, perché questo titolo?

“Border è la storia di due sorelle siriane che devono fuggire in Turchia per mettersi al riparo da possibili vendette degli shabiha a causa della diserzione di un loro congiunto che dall’esercito lealista è passato ai ribelli. E il confine fra Siria e Turchia diventa la loro meta, la loro salvezza. Ma si intitola Border anche perché in situazioni di guerra il confine fra giustizia e ingiustizia, vita e morte, fra chi decide di aiutare e chi decide di pensare solo a se stesso, diventa una scelta quotidiana e inevitabile”.

E’ stato facile trovare un produttore?

“Sì, può sembrare assurdo in questi tempi di crisi (soprattutto nello spettacolo) o una bugia, ma è stato facile. Anzi, la parola giusta è ‘miracoloso’. Di quelle cose che capitano solo una volta nella vita: ho incontrato Francesco Melzi d’Eril alle undici di mattina, dopo un’ora in cui gli ho presentato il progetto, sono uscito lasciandogli la sceneggiatura sulla scrivania. Alle quattro del pomeriggio mi ha chiamato dicendomi: ‘E’ un progetto bello e importante. Lo faccio’. Francesco è stato un produttore straordinario e con lui tutti i produttori associati che hanno messo il denaro sufficiente per realizzare il film”.

Sulla Siria si sta dicendo tutto e il contrario di tutto: qual è il punto di vista che hai scelto per raccontare la tua storia?

“Sì, hai ragione sulla Siria di dice tutto e il contrario di tutto. Forse una delle cose che dovremmo sempre ricordare è che in Siria c’è una dittatura da ben 43 anni. Una delle più longeve del ‘900 e anche del nuovo millennio… Ma vengo alla seconda parte della tua domanda: da spettatore amo le piccole storie che riescono a raccontare la storia con la S maiuscola. Uno dei miei film preferiti, infatti, è ‘Una giornata particolare’ di Scola che esplora la dittatura fascista usando le vicende di due persone comuni. In Border ho cercato di fare la stessa cosa: Aya, Fatima e Bilal (i personaggi protagonisti del film) sono persone normali che si trovano a dover sopravvivere in situazioni tristemente eccezionali. E ognuno è costretto a fare una scelta: chi decide di mantenere la propria dignità e umanità pur rischiando la vita per farlo, e chi preferisce seguire la via del sangue”.

Hai già presentato il film al festival Toronto quali saranno le prossime occasioni?

“Il film a Toronto è stato accolto con grande entusiasmo. Alla prima mondiale del film la sala era stracolma e i siriani presenti ci hanno ringraziato per aver fatto il film. È stato un momento molto commovente. Ora stiamo cercando di portare Border in altri festival. Border è un film piccolo, un low budget e come tutti i film di questo tipo ha bisogno di farsi strada nei festival per trovare una buona uscita nei cinema. Ma siamo molto fiduciosi”.

Le tematiche da scelte per i tuoi film sono sempre molto impegnative: non ti spaventa essere un regista controcorrente?

“In realtà questa è la mia prima regia per il cinema. Sicuramente ti riferisci alla sceneggiatura di ‘Private’ che ho scritto con Saverio Costanzo (il suo esordio come regista) e che parlava del conflitto arabo-israeliano. Comunque non sono affatto spaventato da questo tipo di tematiche, anzi sono grato. Grato perché il mio interesse per il medio oriente mi sta dando l’opportunità di conoscere persone straordinarie che altrimenti non avrei mai incontrato. E poi, proprio accostandomi a queste tematiche, mi sono accorto quanto in occidente, e in Italia ancora di più, siano scarsissime le informazioni sulla storia e la cultura dei paesi arabi. Pochissimi libri, praticamente nessun dvd. Incredibile: è come se l’occidente non si rendesse conto che siamo ‘vicini di casa’. Credo che tanti dei problemi di ‘incomprensione’ e molte delle scelte sbagliate che l’occidente ha imposto ai paesi arabi, provengano dalla non conoscenza del mondo arabo, dell’Islam, della cultura medio orientale da parte degli europei e degli americani. Un motivo per cui ho deciso di girare Border è stato proprio il desiderio di sopperire, per quanto mi era possibile, a questa carestia di informazioni”.

Border (2013) – lungometraggioRegia: Alessio CremoniniI protagonisti principali: @Dana Keilani, @Sara El Debuch, @Wasim Abo Azan

http://video.corriere.it/border-raccontare-guerra-attori-italosiriani/0bc38bc8-e49b-11e2-8ffb-29023a5ee012

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