La piccola Zahra ha trovato il suo angelo: si chiama Nino

Nino Fezza e ZahraOggi vi racconto una storia che, nonostante il contesto drammatico in cui è nata, ha un lieto fine.

E’ la storia di una piccola bambina siriana, Zahra, il cui nome significa Rosa, che ha trovato accoglienza al campo profughi di Atma (in Siria). La foto di Zahra ha fatto il giro del mondo: una piccola spaventata, che cammina in mezzo ad un’immensa tendopoli, indossando scarpe sporche, troppo grandi per i suoi piedini.

Anche un cinereporter italiano, Sebastiano Nino Fezza, che ha girato il mondo e ha conosciuto con i suoi occhi gli orrori di ben diciassette guerre, vede la foto. Lo sguardo indifeso di quel piccolo angelo, i suoi passi intrappolati in quelle scarpe enormi, fanno scattare in lui una reazione, che si traduce in un impegno incessante di sensibilizzazione e solidarietà.

Insieme all’associazione umanitaria Auxilia, Fezza dà il via ad una gara di solidarietà, che vede la partenza, alla volta dei campi profughi di più container, carichi di aiuti umanitari di ogni genere (abiti, coperte, scarpe, attrezzature mediche, letti di ospedale ecc.), raccolti in diverse città d’Italia.

È luglio del 2013. Il cinereporter è impegnato a documentare le sofferenze dei civili ammassati nelle tende, sotto il sole rovente. “L’abbiamo trovata. Lei e il padre ti stanno aspettando, hanno accettato di conoscerti” – dice a Fezza un responsabile del campo profughi. In cuor suo capisce al volo di chi si tratta, ma esita a crederci. “Chi avete trovato?” – “Zahra, la bimba della foto”.

“La mia prima sensazione è stato lo stupore” – mi racconta mentre è ancora in Turchia – “Non mi sembrava vero di averla lì, vicino a me. Mi guardava curiosa ed impaurita. Mi sono avvicinato lentamente per non spaventarla; aveva il dito in bocca e mi guardava. Era tra le braccia del padre e si sentiva protetta. L’ho presa in braccio delicatamente; si è fatta abbracciare; per me è stato un momento infinito; era come se in quell’istante la mia vita avesse acquistato un senso. Poi mi ha chiamato… sentire Nino dalla sua voce è stato come ascoltare la più bella musica del mondo. Ho visto in lei l’incarnazione dell’innocenza, così piccola, così indifesa; ho visto in lei tutti i bambini indifesi”.

Mentre mi racconta del suo incontro, stento a trattenere le lacrime. Zahra ha trovato il suo angelo. Si chiama Nino.

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