Un bambino ha perso la sua gamba, ma noi abbiam perso la nostra umanità

talbisah 23 maggio 201323 maggio 2013 – Talbisah, provincia di Homs

Gli angeli sanno volare e non hanno bisogno di gambe; ma i bambini sono angeli senza ali e con le loro gambe camminano, attraversano il mondo, lo colorano, lo animano con le loro voci, con i loro colori. Quando ad un bimbo viene amputata una gamba spesso gli viene tolta la prospettiva di una vita indipendente, dignitosa. In molti paesi queste piccole vittime non ricevono alcuna assistenza, alcuna cura, non seguono terapie riabilitative. Il loro destino è segnato.

Ora proviamo a pensare a questo bimbo di Talbisah: sulla sua casa è piovuto un ordigno e lui è rimasto gravemente ferito. Ha perso una gamba, l’altra è ferita gravemente; piange disperato, ha paura, soffre. Il ragazzo che fa le riprese invoca Allah: è un’immagine agghiacciante, drammatica, reale. I medici dell’ospedale da campo si mobilitano per soccorrerlo, con i pochi strumenti che hanno. In Siria scarseggiano i medicinali: antibiotici, antidolorifici, disinfettanti e tutto ciò che potrebbe salvare vite umane si trova sempre in minori quantità.

Questo bimbo ha perso una gamba, ma noi abbiamo perso la nostra umanità: ci ha ucciso l’indifferenza, ci ha ucciso il senso d’assuefazione; ci ha ucciso la ricerca di dietrologie, attenuanti, scusanti…

In Siria si muore da 798 giorni. Il nostro senso d’umanità deve essere morto molto prima.

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