Se YouTube si anima delle anime dei bimbi siriani morti

Sultan Sater Houran 22 maggio 2013Uno dietro l’altro, incolonnati, suddivisi per tematiche e per autore, su YouTube vengono caricati migliaia di video al secondo, da ogni parte del mondo e su ogni tema. Anche dalle città della Siria, appena si stabiliscono le connessioni, vengono condivisi in rete video che documentano i bombardamenti, la fuga di civili, la situazione negli ospedali da campo e nei quartieri assediati, ma non solo. Da 26 mesi su internet vengono diffusi video che raccontano la morte: ogni filmato è contraddistinto dalla data, dal luogo in cui è stato girato e spesso compare anche il gruppo dei comunicatori che lo ha realizzato. Le immagini riprendono i corpi della vittima o delle vittime e la voce del citizen reporter presente sul posto ci informa sul nome, l’età e la causa della morte, quando questo è possibile.

Da 26 mesi YouTube si anima delle anime dei bimbi siriani morti:  non è un’ostentazione della morte, non è sadismo. E’ l’unico modo di dare alle vittime un volto, di non far cadere nel dimenticatoio le loro storie prima ancora che vengano raccontate. E’ l’unico modo di parlare al mondo e ricordare che in Siria è in corso un genocidio, che ci sono migliaia di vite umane spezzate dalla violenza.

Prendiamo ad esempio il video in allegato, arrivato oggi, 22 maggio 2013 da Talis (Houran): ci mostra il corpicino esanime di Sultan Sater Tarad Assalamat; il piccolo è morto a seguito delle ferite riportate per via del bombardamento. Senza YouTube non avremmo mai visto il suo viso, né conosciuto la sua storia, né il suo nome.

Ora ce sappiamo chi era, non restiamo indifferenti. Insieme a Sultan oggi sono morti altri bambini siriani. Non restiamo indifferenti.

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