Per non dimenticare: Maha Arafat, infermiera che ha fatto da scudo umano

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9 novembre 2011 – Damasco. Questa è la storia di una giovane mamma siriana, Maha Arafat, trentacinque anni, infermiera, madre di tre figli, originaria della città di Damyr.

Il maggiore dei suoi figli, quindicenne, era stato colpito mortalmente da un cecchino. Insieme ad un vicino e a un familiare lo hanno caricato in auto, per cercare di portarlo, nonostante il coprifuoco, all’ospedale più vicino. Lungo il tragitto hanno visto sulla strada un uomo ferito e lei, madre e infermiera di gran cuore, ha chiesto di far fermare l’auto per portare anche lui in ospedale. In quel momento è sopraggiungo un commando delle milizie del regime, che hanno aperto il fuoco sull’uomo che conduceva l’auto e sul passeggero seduto davanti. Maha ha iniziato a gridare e ha cercato di proteggere con il suo corpo il figlio ferito e l’uomo che aveva trovato sulla strada, ma i militari non hanno esitato ad uccidere prima loro, poi a ferire mortalmente lei, con un colpo all’addome e uno alla testa. Trasportata in ospedale, è morta poche ore dopo, il 9 novembre 2011. La notizia della sua morte ha fatto presto il giro della Siria e il regime, per discolparsi, ha accusato dell’agguato una fantomatica banda armata, ma è stato puntualmente smentito dai testimoni oculari che hanno assistito al massacro e dai familiari che hanno raccontato cosa era accaduto al figlio quindicenne della donna. Maha è diventata uno dei simboli del coraggio delle donne siriane, protagoniste attive della rivolta, sempre in prima fila nelle manifestazioni, al fianco dei figli e dei mariti.

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