Festival internazionale del giornalismo di Perugia: in ricordo di Olivier Voisin

25aprile2013 PerugiaIl 24 febbraio 2013 il fotoreporter francese Olivier Voisin veniva ucciso in Siria da una cannonata del regime.

Quel giorno ero al pc, come ormai quasi tutte le domeniche dall’inizio della repressione in Siria. Scrivo subito un post http://myfreesyria.com/tag/olivier-voisin/ e poi chiudo il PC, combattuta tra il dolore e il disagio di essere giornalista, italo-siriana ed essere qui in Italia, mentre tanti colleghi, siriani e non, muoiono in Siria per documentare e testimoniare ciò che accade.

Oggi, nella seconda giornata del Festival internazionale del giornalismo di Perugia è stato dedicato un incontro alla memoria di Olivier Voisin, che a Perugia sarebbe dovuto tornare per raccontare la sua esperienza in Siria. Nella sala del centro servizi G. Alessi, al tavolo dei relatori c’erano cinque sedie, con quattro relatori presenti: Amedeo Ricucci (La storia siamo noi, Rai3) di ritorno dalla Siria, Mimosa Martini (TG5), Andrea Iacomini (Unicef Italia) ed Emilio Fabio Torsello  (direttore dirittodicritica.com); la sedia rimasta vuota era la sedia destinata ad Olivier. Non c’è fisicamente, ma la sua presenza è forte: lo ricorda con affetto, commozione e nostalgia l’amica e collega Mimosa Martini, proiettando un documentario con le ultime fotografie da lui scattate al fronte prima di essere ferito mortalmente il 21 febbraio, per poi spegnersi tre giorni dopo.

Nella sala, piena in ogni angolo, c’è un’altra grande assente: la Siria. A denunciare la mancanza di attenzione, il silenzio e l’indifferenza del mondo sono gli stessi relatori. Lo fa Torsello, sottolineando come la difficoltà di organizzare l’incontro sulla Siria, dia il metro delle difficoltà di fare giornalismo in Siria. Lo fa Amedeo Ricucci, che esordisce esprimendo amarezza per il fatto di essere diventato protagonista della vicenda che avrebbe voluto raccontare col suo ennesimo viaggio in Siria. L’inviato Rai parla del coraggio del popolo siriano, delle sue ragioni, delle sue legittime richieste di libertà e democrazia, della sua sofferenza atroce, dei crimini perpetrati dal regime. Dal canto suo Andrea Iacomini parla delle difficoltà di aiutare la popolazione siriana, della drammatica situazione in cui sono costretti i bambini.

Il pubblico, tra cui ci sono giornalisti, ma anche persone interessate alla causa, è partecipe, attento e nelle domande che vengono fatte c’è tutto il senso di indignazione per il silenzio dei media italiani ed internazionali sul genocidio in atto in Siria.  Tante domande e tanti tentativi di rispondere…

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