I primi stanno dalla parte degli ultimi

Carlo UrbaniChi è l’uomo nella foto? Potrei rispondere, senza mentire, che è il figlio della preside Urbani, la signora colta e gentile che è stata direttrice della scuola dove ho frequentato l’ultimo anno di elementari. Quest’uomo si chiamava Carlo Urbani. Non credo che abbia bisogno di presentazioni, era il “medico del mondo”, il microbiologo italiano di Castelplanio, in provincia di Ancona, che ha scoperto e classificato il virus della Sars. Grazie al suo sacrificio e al suo impegno sono state salvate migliaia di vite umane.  Sono trascorsi 10 anni dal 29 marzo 2003 quando Carlo Urbani si è spento, a Bangkok, lasciando tre figli piccoli. Aveva contratto il virus che lui stesso aveva identificato e isolato, provvedendo ad informare tempestivamente l’OMS. Urbani nel 1999 aveva ritirato il Premio Nobel per la pace, assegnato quell’anno a Medici senza frontiere, di cui era presidente.

Perché ne parlo qui, in un blog dedicato alla Siria?

Leggete cosa disse nell’intervista ad Avvenire “Noi, diplomatici col camice” (2000) : “Io mi occupo come consulente dell’OMS delle malattie parassitarie. In tutti i consessi internazionali si ripete che la causa è solo una: la povertà. In Africa ci sono arrivato fresco di studi. E sono stato deluso dallo scoprire che la gente non moriva di malattie stranissime: moriva di diarrea, di crisi respiratorie. La diarrea è ancora una delle cinque principali cause di morte al mondo. E non si cura con farmaci introvabili. Una delle ultime sfide che Msf ha accolto è la partecipazione alla campagna globale per l’accesso ai farmaci essenziali. Ed è lì che abbiamo destinato i fondi del Nobel”

“Il 90 percento del denaro investito in ricerca sui farmaci è per malattie che colpiscono il 10 percento della popolazione mondiale. Un paradosso su tutti: ogni anno le aziende farmaceutiche dedicano gran parte di fondi a patologie come obesità o impotenza, mentre malaria e tubercolosi, che da sole uccidono 5 milioni di persone l’anno nei Paesi in via di sviluppo, non attirano alcun finanziamento”.

Quanto sono attuali le sue parole. Quanto sono attuali le sue denunce. Quanto ciò che dice risulta drammaticamente vero anche in Siria. Oltre metà della popolazione non riceve cure mediche; i bambini muoiono di malattie curabili, perché mancano medicinali e le condizioni igieniche sono pessime. L’acceso ai farmaci essenziali è un diritto fondamentale; un diritto violato nei paesi dove la popolazione subisce la guerra, dove la popolazione è vittima della povertà. Oggi in Siria manca totalmente l’assistenza sanitaria e la cosa più grave è che mancano totalmente i diritti umani.

I diritti umani vengono calpestati e negati in nome del potere di pochi, in nome di interessi politici, economici strategici.

Rifondiamo il nostro pensiero partendo dai diritti umani. Armiamoci di umiltà e lealtà. Non è buonismo: solo i migliori di noi riescono a mettersi nei panni degli ultimi e a provare empatia, ad essere più umani.

 

 

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