Pubblicato su Vita Foto e testo di Asmae Dachan
A Idlib, nord ovest della Siria, dove intere comunità di sfollati interni hanno resistito per anni ai bombardamenti russi e governativi e alle violenze dei diversi gruppi armati, anche di stampo integralista, la liberazione dal regime, che ha permesso a migliaia di famiglie di tornare nelle rispettive città d’origine, non ha però portato né ricostruzione né diritti per chi è rimasto in quel limbo. Le organizzazioni umanitarie si sono ritirate, lo Stato non ha fornito aiuti, e i campi – un tempo sostenuti da reti di emergenza – sono stati lasciati a se stessi, passando da una condizione di grave precarietà, all’abbandono totale. Degli oltre tre milioni di persone che si erano ammassate in questa città rurale, con la speranza di fuggire in Turchia, ma che sono rimaste intrappolate tra fuochi opposti, dopo la fuga di al Assad quasi la metà ha abbandonato i campi tendati, chi riprendendo possesso della sua casa, chi accampandosi sulle macerie della stessa. In questo vuoto, la voce di Morhaf Jaddu, giornalista siriano, è diventata una delle poche testimonianze dirette rimaste
L’articolo completo si legge qui: La voce degli sfollati di Idlib: «Abbiamo pagato con il sangue il prezzo della liberazione, ma oggi siamo dimenticati»
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In uno dei suoi recenti video ha mostrato le escavatrici rimuovere le macerie della sua stessa casa, ma non c’era speranza nelle sue parole…