La commemorazione del Circassian Day of Mourning, la giornata del cordoglio, che si è svolta in Siria il 21 maggio 2026, rappresenta un momento storico per la comunità circassa del Paese, tornata a ricordare pubblicamente il trauma fondativo della propria identità dopo decenni di silenzio forzato dovuto alle imposizioni del regime degli al Assad. Si tratta di un evento che ricorda la tragedia dell’esilio del 1864. È un appuntamento che parla di memoria e identità, ma anche di sopravvivenza: un filo che lega il Caucaso alle città siriane dove, da oltre un secolo e mezzo, vivono i discendenti di coloro che furono costretti a lasciare la loro terra.
La storia a cui queste commemorazioni rimandano è una delle più dolorose e forse meno conosciute del XIX secolo. Nel 1864, al termine della lunga guerra russo-caucasica, l’Impero zarista completò la conquista delle regioni circasse e avviò una deportazione di massa che colpì centinaia di migliaia di persone. Le fonti storiche parlano di villaggi bruciati, famiglie costrette a marciare verso le coste del Mar Nero, imbarchi forzati su navi dirette nei territori ottomani. Molti morirono durante il viaggio, altri nei campi di raccolta, altri ancora nei primi anni di insediamento. Chi sopravvisse si disperse tra Anatolia, Giordania, i Balcani e la Siria, dove i circassi fondarono quartieri e comunità che ancora oggi mantengono lingua, tradizioni e memoria collettiva. Secondo diverse fonti, la popolazione circassa in Siria oscillava tra 40.000 e 100.000 persone prima del 2011.
In Siria, la commemorazione di quest’anno ha assunto un significato particolare. A Damasco, centinaia di persone si sono radunate tra Tishreen Park e Piazza degli Omayyadi, sventolando la bandiera verde con le dodici stelle dorate e le tre frecce, simbolo dell’identità circassa. Molti indossavano abiti tradizionali, altri portavano cartelli che invocavano giustizia e riconoscimento storico. Il corteo, silenzioso e composto, ha attraversato la capitale trasformandola in un luogo di memoria condivisa. Per molti partecipanti, soprattutto anziani, si è trattato di un momento storico: per decenni, infatti, le commemorazioni pubbliche erano state scoraggiate o vietate, considerate politicamente sensibili a causa dell’alleanza tra Damasco e Mosca.
Ad Aleppo, la commemorazione ha assunto un carattere altrettanto intenso. Gruppi di circassi si sono riuniti davanti alla Cittadella, uno dei simboli più antichi della città. Vestiti con magliette nere e abiti tradizionali, hanno osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’esilio. Le bandiere circasse e siriane sventolavano fianco a fianco, in un gesto che univa identità e appartenenza, radici caucasiche e storia siriana. Le immagini dei giovani che portano i colori della loro comunità davanti alle mura millenarie della Cittadella raccontano una continuità che nessuna guerra, né quella ottocentesca né quella siriana contemporanea, è riuscita a spezzare.
La Giornata del Cordoglio è celebrata ogni anno dalle comunità circasse in tutto il mondo. Il 21 maggio è diventato un giorno di lutto, ma anche di affermazione culturale: si ricordano i morti, si racconta l’esilio, si esibiscono danze e canti tradizionali, si innalzano le bandiere che rappresentano un popolo disperso ma non dissolto. In Siria, dove la comunità circassa ha affrontato negli ultimi anni le difficoltà della guerra, dello sfollamento e della perdita di interi quartieri, la commemorazione assume un valore ancora più profondo. È un modo per riaffermare la propria presenza, per dire che la storia non è stata dimenticata e che la cultura circassa continua a vivere nonostante tutto.
Molti partecipanti hanno sottolineato il legame tra la tragedia del 1864 e le sofferenze vissute dai siriani negli ultimi anni. L’esilio, la perdita della casa, la frammentazione delle famiglie sono esperienze che risuonano dolorosamente nel presente. Per questo, la commemorazione non è solo un ritorno al passato, ma anche un atto di solidarietà intergenerazionale, un ponte tra memorie diverse che si riconoscono nello stesso dolore.
Le celebrazioni di Damasco e Aleppo mostrano una comunità che, pur dispersa e provata, continua a custodire la propria identità e a rivendicare la propria storia. In un Paese che cerca faticosamente di ricostruirsi, la memoria circassa diventa parte del mosaico culturale siriano, un tassello che racconta come la Siria sia stata, e continui a essere, terra di accoglienza, di mescolanza e di resilienza.

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.