Il profumo della pace e il diritto alla vita, alla spensieratezza e alla libertà continuano a essere un sogno per molti bambini siriani. A ʿIsh al‑Warwar, alla periferia di Damasco, un gruppo di bambini stava giocando vicino a una cava abbandonata quando ha trovato resti umani. Le pattuglie intervenute hanno scoperto una fossa comune: una ventina di persone, gettate da un dirupo mentre erano legate. Un ritrovamento che richiama la memoria del massacro di Tadamon e che conferma la presenza, in tutta la Siria, di siti di esecuzione e sepoltura sommaria ancora sconosciuti.
Il 21 maggio, nel villaggio di Abu Habbah, nella campagna orientale di Idlib, alcuni bambini sono stati colpiti mentre giocavano. L’esplosione di un residuato bellico ha ucciso i fratellini Ryan e Aya Al‑Fanikh e il piccolo Amir Al‑Ridah. All’ospedale di Maaret al‑Numan, i medici hanno ricevuto altri piccoli con ferite gravissime: amputazioni, ustioni, schegge conficcate nel torace e nell’addome. In tutto il Paese la contaminazione da ordigni inesplosi è tra le più alte al mondo.
A Jisr al‑Shughur, sempre nel nord‑ovest, un altro gruppo di bambini ha scoperto una fossa comune mentre scavava nel terreno. I White Helmets hanno recuperato decine di corpi. Le autorità locali ritengono che risalgano agli anni più violenti del conflitto, quando intere famiglie scomparivano senza lasciare traccia. La guerra in Siria non può dirsi realmente finita. Si è semplicemente spostata sotto la superficie.
Sulle mine antiuomo
La Siria resta uno dei Paesi più contaminati al mondo da mine antiuomo, ordigni inesplosi (UXO) e residuati bellici. Secondo il Syrian Network for Human Rights – SNHR, dal 2011 a oggi almeno 3.471 civili, tra cui 919 bambini, sono stati uccisi da mine e residuati bellici. L’International NGO Safety Organization (INSO) ha documentato, tra dicembre 2024 e gennaio 2025, un aumento del 300% degli incidenti legati a ordigni esplosivi, con 149 morti e 257 feriti. Human Rights Watch evidenzia che l’aumento delle vittime è legato al rientro di famiglie nelle loro case e nei campi agricoli. Come si legge nel documento, “la contaminazione derivante dalle armi utilizzate durante i quattordici anni di conflitto ha ucciso almeno 249 persone, tra cui 60 bambini, e ne ha ferite altre 379 dall’8 dicembre 2024”. Molti incidenti avvengono in aree rurali, campi coltivati o ex basi militari non bonificate.In assenza di una risposta istituzionale coordinata, molte comunità si affidano a volontari privi di equipaggiamento adeguato. Il documento riporta casi di sminatori improvvisati rimasti uccisi o mutilati durante le operazioni. A Kafr Nabl, un volontario ha perso entrambe le gambe e un occhio mentre tentava di disinnescare una mina; un altro è morto sul colpo quando un ordigno è esploso mentre lo esaminava. Human Rights Watch denuncia la mancanza di un’autorità nazionale per lo sminamento, la frammentazione delle strutture di governo e la scarsità di fondi internazionali. Il rapporto chiede alla transizione siriana di creare un’agenzia civile per il coordinamento delle operazioni, facilitare l’ingresso di specialisti, migliorare la raccolta dati e avviare programmi di educazione al rischio. Chiede inoltre ai donatori di aumentare il sostegno finanziario e tecnico.