Fonte: Soutiar – pagina della dottoressa Azza Aqbiq – Traduzione dall’arabo
Il percorso delle donne pioniere in Siria… La storia della medicina femminile in Siria ha una dimensione pionieristica che trascende la percezione comune secondo cui i suoi inizi si limiterebbero alla metà del XX secolo. Questa ricca traiettoria storica si estende attraverso periodi successivi, iniziando fuori dal paese per poi radicarsi tra le mura dell’Istituto di Medicina Araba e dell’Università di Damasco. Dipinge il quadro di una lunga lotta scientifica guidata da donne medico pioniere che hanno infranto barriere sociali e accademiche e trasformato i corridoi universitari in trampolini di lancio per l’emancipazione femminile nella comunità scientifica.
Il XIX secolo ha visto la vera nascita della presenza della donna siriana negli ambienti medici internazionali con Thabit (Sabit) Islambouli, nata a Damasco nel 1867. Compì il passo audace di recarsi negli Stati Uniti per iscriversi al College of Women’s Medicine di Philadelphia, dove si laureò ufficialmente nel 1890, affermandosi come la prima donna medico siriana e araba a praticare la medicina moderna dopo essere tornata a lavorare in Medio Oriente e in Egitto. Poi ci fu la dottoressa Zarifa Bashour (1881-1968), la prima donna medico abilitata nel Levante. Originaria della città siriana di Safita, si laureò all’Università dell’Illinois nel 1911, specializzandosi in ostetricia, ginecologia e pediatria, sfidando le leggi ottomane dell’epoca. Aprì la sua clinica tra Tripoli e Safita, fornendo per mezzo secolo preziosi servizi medici e umanitari alla popolazione della regione.
Successivamente, si affermò la dottoressa Loris Maher, laureatasi nel 1930 insieme ad altre due dottoresse. Questo piccolo gruppo di tre donne costituì il nucleo che cambiò gli stereotipi prevalenti sulle donne che lavoravano in ambito medico accademico.
Il sistema di formazione medica dell’Università di Damasco subì una profonda trasformazione accademica durante gli anni accademici 1953-1954 con la laurea della prima classe di dottoresse interamente locali. Queste donne studiarono e si formarono esclusivamente all’interno dell’università e degli ospedali nazionali, iniziando poi a esercitare ufficialmente nella capitale e nelle aree circostanti. Questa storica generazione comprendeva pioniere come Hayam Rifai, Jalila Ilya e Nazik Nizam, che hanno contribuito direttamente a gettare le basi dell’assistenza sanitaria femminile e hanno aperto la strada a migliaia di dottoresse siriane di oggi.
Questa eredità storica, che si estende da Sabit, Zarifa e Loris fino alle dottoresse della metà del XX secolo, continua a ispirare le generazioni successive. Di conseguenza, la presenza delle donne nelle facoltà di medicina e negli ospedali universitari siriani si è trasformata da una serie di passi timidi ed eccezionali in un pilastro essenziale e indispensabile del moderno sistema sanitario e formativo. La rivoluzione siriana del 2011 ha portato a una trasformazione radicale nel campo dell’ostetricia e della ginecologia in Siria. Le dottoresse sono passate dalle aule universitarie e dagli ospedali stabili alle prime linee degli interventi umanitari e agli ospedali da campo sotto i bombardamenti, scrivendo un nuovo capitolo di lavoro pionieristico segnato da sacrificio e rischio estremo.
In questo contesto, emersero figure pioniere che affrontarono la morte per salvare vite umane, prima fra tutte la dottoressa Amani Ballour, pediatra che guidò un’équipe medica nella Ghouta orientale assediata e gestì un ospedale da campo sotterraneo noto come “La Grotta“. Lì, fornì con successo assistenza medica a migliaia di vittime di attacchi con armi chimiche e soffocamento in condizioni di estrema difficoltà. Parallelamente a questo lavoro sul campo, le carceri siriane furono testimoni dei sacrifici di donne pioniere che pagarono con la libertà i propri principi umanitari. La dottoressa Rania Al-Abbasi, ex campionessa siriana di scacchi e rinomata dentista, rappresenta un simbolo emblematico di queste dottoresse. Arrestata nel 2013 insieme ai figli e al marito per aver fornito assistenza medica e umanitaria alle persone colpite dal conflitto, il suo nome non compare ancora oggi nelle liste delle persone scomparse con la forza.
Questa leadership umanitaria non si limitò alla Siria. Si estese anche a donne medico-consulenti all’estero che dedicarono la propria competenza accademica alla costruzione di sistemi sanitari alternativi. Un esempio in tal senso è la dottoressa Manal Al-Fahham, una neurologa che ha contribuito alla creazione di importanti organizzazioni di soccorso e mediche. Queste organizzazioni hanno fornito attrezzature e personale alle strutture sanitarie e hanno riabilitato gli ospedali nelle zone colpite dal disastro. Queste donne, insieme a decine di infermiere, medici del pronto soccorso e martiri, hanno continuato l’eredità delle prime “pioniere del camice bianco”, trasformando il camice bianco da strumento scientifico presso l’Università di Damasco in un simbolo di resilienza e di sfida umanitaria durante i momenti più difficili della storia siriana contemporanea.