“Nel servire c’è gioia” – Quando suona la sirena

“Sognai, e vidi che la vita è gioia; mi destai, e vidi che la vita è servizio. Servii, e vidi che nel servire c’è gioia”.

Rabindranath Tagore

Cercare di raccontare i fatti del mondo, scovare notizie, storie, personaggi che abbiano qualcosa da dire. Ogni giorno il lavoro di giornalista spinge a cercare, verificare, riferire. È un impegno simile al lavoro di chi costruisce ponti: mettere in contatto sponde opposte, far arrivare storie e voci altrimenti lontane. A volte un articolo, una foto, un’inchiesta suscitano riflessioni, sensibilizzano su vicende drammatiche o comunque importanti, creano un dibattito nell’opinione pubblica. Nessun reportage o lavoro giornalistico ha però mai cambiato da solo le sorti del mondo, fermato una guerra, salvato vite umane. Questo a volte crea frustrazione in chi scrive, perché conoscendo le tragedie che documenta, si sente impotente. Il bisogno di concretezza, di fare qualcosa di immediatamente utile, spinge molte persone a fare volontariato. Esserci, nel momento del bisogno, rendersi utili concretamente. Il volontariato è un fiore all’occhiello dell’Italia e le realtà a cui avvicinarsi sono molte. Si possono scegliere molte strade. Io ho scelto da qualche anno il volontariato in Croce Rossa. Mesi e mesi di formazione teorico-pratica, poi l’operatività.

Confrontarsi con i propri limiti e le proprie paure è la prima grande sfida per un volontario. Trattenere le lacrime durante la prima esercitazione di rianimazione cardio-circolatoria e capire se si hanno le forze mentali, prima ancora che fisiche, per farcela. Guardare con empatia una fragile novantenne a cui l’Alzheimer ha rubato buona parte dei ricordi, che durante un trasporto sanitario chiama la madre, chiedendo se abbiamo chiesto il suo permesso per quel viaggio. Ascoltare genitori disperati per il figlio in preda ai fumi dell’alcol che li spaventa e li minaccia. Sorridere insieme a un giovane infortunato lievemente durante una partita di calcio che la butta in ironia. Ascoltare le esperienze di colleghi veterani intervenuti in circostanze drammatiche, che hanno soccorso, aiutato in operazioni di evacuazione durante il terremoto, aiutato persone nelle situazioni più critiche, salvato vite umane.

Il contatto con la sofferenza umana fa cambiare lo sguardo sulla vita. Per un soccorritore, ogni volta che squilla il telefono, il cuore batte forte e l’adrenalina sale. Quando la sirena suona e l’ambulanza corre veloce c’è un’emergenza e dove c’è un’emergenza, ci sono i volontari. Occhi che osservano, domande che si pongono, mani che si stringono, parole che confortano. Ogni intervento è un’esperienza umana profonda, totalizzante. Spesso, oltre all’equipaggio della Croce Rossa, ci sono Carabinieri, Poliziotti, Vigili del Fuoco. Divise diverse, divise che uniscono, che intervengono, che aiutano.

Dentro e fuori quelle divise ci sono donne e uomini che dedicano il proprio tempo, la propria preparazione, la propria vita per aiutare gli altri. Dentro e fuori quelle divise si provano emozioni, paure e a volte piccole gioie, quando si porta a termine un soccorso e ci si abbraccia con sollievo.

Durante l’ultimo turno, dopo un servizio di soccorso a seguito di un incidente in cui siamo intervenuti insieme a due squadre di Vigili del Fuoco, c’è stato un momento in cui abbiamo formato una catena umana per portare fuori da una scarpata una persona incidentata, messa su una spinale. Mani che hanno stretto altre mani, che si sono tirate e sostenute a vicenda, per salvare una vita. Poi gli sguardi e le parole di sollievo, mentre il cuore batteva forte per la fatica e si cercava di riprendere fiato. È grazie a momenti come quello che la vita acquista un nuovo significato, che ci si sente parte di qualcosa di bellissimo, che ci si sente vivi, utili.

Lontano da quella stradina di campagna il mondo continuava ad andare avanti; le guerre e la loro violenza, le ingiustizie, le prepotenze, gli abusi. Quel frammento di vita non ha cambiato le sorti del mondo, ha cambiato qualcosa dentro di noi però. Non abbiamo fermato le bombe e gli orrori, ma abbiamo salvato una vita e salvare una vita è come salvare l’umanità intera.  Per il nuovo anno questo è quello che auguro a tutti. Essere una mano che stringe altre mani, essere una carezza su una guancia tesa, essere una parola di conforto, essere un frammento di luce in un arcobaleno. A tutti i lettori di DiarioDiSiria, un augurio di Buon Natale e felice anno nuovo. Asmae

 

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