Il giornalista Alae al Khader al Khalidi ucciso sotto tortura

“Il 12 luglio abbiamo avuto la notizia ufficiale che mio fratello è morto sotto tortura in un ramo della Sicurezza militare” ha dichiarato Mahmoud, fratello del giornalista Alae al Khaled al Khalidi arrestato nel 2016.

Originario di Homs, classe 1992, Alae era noto tra gli operatori dell’informazione siriani per il suo impegno nel raccontare la situazione dei civili in diverse città bombardate.

“Tre mesi dopo l’arresto di Alae abbiamo ricevuto una telefonata anonima in cui ci veniva chiesta un’ingente somma di denaro per trasferire mio fratello alla Giustizia civile, invece che alla Giustizia penale” ha affermato Mahmoud, “ma i nostri sforzi non sono serviti a nulla”.

Si tratta, purtroppo, di una prassi ormai consolidata in Siria, dove spesso le famiglie sono costrette a corrompere funzionari e poliziotti per avere notizie dei propri congiunti, tentare di migliorare le loro condizioni, o chiederne il rilascio. Non sempre, però, pagare somme per quanto ingenti serve a salvare le vite dei detenuti.

Il giovane Mahmoud ha aggiunto che la stessa persona gli ha riferito che il fratello era stato trovato in possesso di materiale fotografico e audio-visivo riferito ai bombardamenti sulla parte orientale di Ghouta, e per questo era stato tratto in arresto.

La città di Ghouta, in particolare nella parte orientale, in quel periodo veniva fortemente colpita dalle forze dai barili bomba. Alae aveva documentato le sofferenze dei civili, l’assedio, la fame, gli ospedali al collasso.

Con l’assassino di Alae, come riferisce il Centro siriano per la libertà di stampa, dal 2011 sono stati uccisi in Siria 451 giornalisti, di cui 33 sono morti sotto tortura.

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