Aleppo, vigilia di Ramadan nel segno del sangue

unnamed (1)Almeno 40 bombardamenti congiunti dell’aviazione russa e siriana hanno colpito ieri diversi quartieri residenziali della città di Aleppo. La zona su cui è stata scatenata l’offensiva è sotto il controllo delle fazioni insorte e non dell’Isis, affermano i proclami ufficiali dei due eserciti. Nell’offensiva sono stata sganciate barrel bombs sul quartiere di Qatriji, provocando almeno 29 vittime, comprese donne e bambini.

L’ennesima vigilia di Ramadan nel segno del sangue per il popolo siriano. Questo periodo dell’anno era tradizionalmente accolto, dai credenti e non, con un clima di festa; le strade si riempivano di addobbi e mercatini tradizionali e si moltiplicavano iniziative di preghiera e solidarietà concreta. Ramadan, infatti, è considerato un mese di devozione, purificazione e anche di vicinanza al prossimo e i siriano lo vivevano molto profondamente.

unnamedI citizen reporter di Aleppo Media Center (AMC) e i White Helmets (i volontari della Protezione Civile), hanno pubblicato video che documentano le conseguenze dei bombardamenti e il loro difficile lavoro di estrazione dei corpi dei feriti e delle vittime. I medici e gli infermieri hanno prestato la loro opera nei locali ospedali da campo, in condizioni sempre più precarie e difficili.

Da sei anni nulla in Siria è più come prima e anche la vigilia di Ramadan, un tempo tanto attesa e sentita, ormai passa come se fosse un giorno qualunque sul calendario, un giorno macchiato dal sangue di vittime inermi. Ciò che stanno subendo i civili siriani è disumano: il loro governo e i suoi alleati continuano a provocare stragi di civili, ma la propaganda non dà voce alle loro sofferenze e continua a raccontare la Siria come una sfida tra il governo di Al Assad e i terroristi dell’Isis. In questo modo si spinge l’opinione pubblica a sperare che, tra i due, vinca il minore dei mali, ma ci si dimentica che in Siria esiste un’opposizione moderata che lotta contemporaneamente contro il regime e contro il terrorismo e ci si dimentica della società civile siriana, di tutti quei volontari, dei medici, dei panettieri, degli insegnanti, dei coltivatori e di tutti coloro che restano in Siria e resistono disarmati per amore del proprio Paese. A queste persone non viene data voce e sono proprio loro a pagare il prezzo più alto.

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