Donne al confine, voci di un’umanità invisibile

20160103_131747Il termometro sul display del telefonino segna due gradi, e il freddo è  penetrante. Siamo sedute intorno a una stufa a legna alimentata con tavolette di compensato. I bambini intorno a noi restano con i cappellini in testa e i guanti sulle manine. Persino il caffè appena fatto, quello coi fondi, si fredda presto. L’unica cosa calda in questo pomeriggio di inizio gennaio sono i sorrisi dei piccoli orfani che giocano e le lacrime  delle loro madri.

Siamo in una città di confine, a 60 Km dalla martoriata Aleppo, molti meno dalla periferia  di Idlib, distante una manciata di terra e di filo spinato. Da questa parte del tracciato dal cielo arrivano solo sole, pioggia e neve. Sembra così strano, anche se dovrebbe essere la normalità. Oltre lo sguardo,  invece, si sta consumando il genocidio di ciò che resta della Siria  e dei siriani. Da quasi cinque anni. È passato così tanto tempo, infatti, dall’inizio di questo dramma che sembra non avere fine, e che si mostra in tutta la sua crudeltà nelle vicende umane taciute dei civili, in particolare donne e  bambini.

Quelle che incontro sono donne che vivono sull’orlo di luoghi e memorie dimenticate. Sono fuggite dai bombardamenti e dalle  violenze insieme ai propri figli. Sono vedove, alcune poco più  che ventenni e in questo Paese che le ha accolte senza troppe attenzioni affrontano le difficoltà  di essere sole, straniere  e povere. Le loro sono storie di confine, di emarginazione e di coraggio. Il coraggio di continuare ad amare e trasmettere questo sentimento, che sembra stridere con tutto ciò  che le circonda. L’amore per i propri figli, che ormai hanno solo loro, è  diventato la loro stessa ragione di vita. Scrivo le loro storie su fogli di carta, con la mia grafia deformata dalla fretta e l’impegno di raccontarle fedelmente. Ma stasera volevo lanciare il mio sassolino nel lago. Ci sono anche loro nel mondo. Ci sono le donne didimenticate di questa guerra, sorelle di ogni donna dimenticata di ogni maledetta guerra.

Immergersi nelle loro storie è  straziante, è uno schiaffo alle nostre  coscienze assopite e assuefatte da una ripetitiva cantilena della guerra raccontata come forze opposte e brutali che si contrappongono. La guerra la combattono uomini e mezzi armati, ma la subiscono i civili, che pagano le conseguenze peggiori, tra cui l’oblio e la rassegnazione. Far arrivare la loro voce al mondo non fermerà  di certo le bombe, ma rende onore alla loro lotta per la vita.

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