L’arma dello stupro: 500 donne e bambini siriani rapiti in un villaggio a nord di Aleppo

10450538_377365225744879_7360139289715259306_nL’emittente panaraba Al Arabia ha diffuso ieri la drammatica denuncia del Syrian National Coalition (il principale organismo politico di opposizione) secondo cui almeno 500 donne e bambini del villaggio di Seifat, a Nord di Aleppo, sarebbero stati rapiti dalle truppe di Assad.

“Un’azione sporca e vile”, denuncia il SNC, chiedendo l’immediato rilascio di tutti i civili ingiustamente trattenuti dal regime. Si teme che, come già accaduto in passato in altri villaggi siriani, le donne e i bambini diventino vittime di stupri di massa. Come emerge da un rapporto diffuso dal Human Right Watch per voce della referente per il Medio Oriente, Sarah Leah Whitson, il regime siriano ha usato lo stupro di massa come arma di punizione collettiva in tutti i villaggi dove ha sconfitto la resistenza dei ribelli. Donne, ma anche bambini, violentati e seviziati; una brutalità che, oltre al danno alla singola vittima, è un messaggio forte a tutti gli oppositori; un segno di demarcazione del territorio. “Il regime – ha affermato Whitson – usa sistematicamente e impunemente la violenza sessuale nelle carceri e nei territori dove riesce a vincere sulla resistenza locale. Una forma di abuso e di umiliazione della vittima e di tutta la sua comunità”.

Gli abusi vengono commessi sia dai militari, che dalle milizie paragovernative e dai shabbiha (squadroni della morte). Ma non è solo il regime, secondo lo stesso rapporto, ad usare lo stupro come arma di massa. I militanti di Daesh (Isis) hanno commesso violenze ai danni di donne e bambini in tutti i villaggi che hanno conquistato. Lo conferma anche un rapporto delle Nazioni Unite, secondo cui i seguaci di Al Baghdady e altri gruppi di combattenti legati ad Al Qaeda hanno commesso uccisioni di massa, sequestri e stupri contro i civili, abusando sessualmente delle donne e  coinvolgendo i bambini nei combattimenti.

Chi sopravvive ai bombardamenti spesso si trova a subire forme di violenza brutale e a portarne i segni e le conseguenze per sempre. Allo stato attuale delle cose non esiste alcuna forma di tutela, assistenza, recupero per le vittime di abusi. Donne, bambini e anziani seviziati affrontano il loro dolore in silenzio e spesso in segreto, per paura di essere etichettati e giudicati. Civili doppiamente vittime di barbarie disumane, che oltre alle bombe e agli spari vedono il proprio corpo diventare un terreno di battaglia e conquiste e che lottano disarmati per sopravvivere, lontano da ogni clamore, dimenticati dal mondo.

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