Posso scrivere: “blog sulla Siria chiuso per lutto?”

LuttoNo, non smetterò di scrivere. Se la mia vita ha un senso, quello è proprio nella scrittura; qui scrivo per raccontare cosa accade nella terra delle mie origini, la Siria.

Quel posto chiamato Siria che non avevo mai visto, dove sono andata per la prima volta lo scorso agosto, sotto le bombe, per seppellire lì il mio cuore. Quella terra benedetta da tanta bellezza, martoriata da tante violenze.

Il sangue non è la risposta ad un popolo che chiede libertà. Il sangue non è la soluzione per i civili assediati da quasi due anni che cercano di mettersi in fuga. Il sangue non è mai la risposta. Ma non c’è limite all’ingiustizia, non c’è limite alla pena.

Il popolo siriano sta morendo sotto gli occhi del mondo, che legittimando il carnefice, continua a rendersi complice dell’uccisione di civili inermi. A Homs, in nome di un famigerato piano firmato dal regime, gli anziani, le donne e i bambini che dovrebbero uscire dai quartieri assediati da oltre 630 giorni  – per andare dove? – vengono invece colpiti dalle bombe. I giovani rimasti nella zona assediata sono morti che camminano… la loro tacita condanna è scritta nelle pagine di quell’accordo che il mondo ha applaudito. Un accordo che non prevede il ritiro dell’esercito, la liberazione della città, l’apertura effettiva di corridoi umanitari; più che una soluzione, un ricatto. Sono stati colpiti anche i mezzi dell’Onu e della Mezza Luna Rossa che si sono inoltrati nella zona. Si deve tacere di fronte a tutto questo?

Tutto ciò costituisce un lutto, un lutto che si rinnova ogni giorno infinite volte. Non si ha nemmeno il tempo di rielaborare il dolore, che già una nuova ferita lacera l’anima. La Siria sta morendo; sta morendo ora, di fronte al mondo intero. Questo blog non vuole essere il diario delle memorie di un popolo che si sta estinguendo. Scrivo perché il popolo siriano non muoia, ucciso dalla violenza, ucciso dall’oblio.

 

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