Strategie mortali del regime: assetare la popolazione – video

14 gennaio 2014 – Taldaw, periferia di Homs

71432_10153870901715727_1789244759_nDa oltre due mesi l’acqua corrente non viene più fornita nel piccolo villaggio di Taldaw, in provincia di Homs. La denuncia arriva dalla popolazione locale ai microfoni del canale web di Deir Ezzor. Il regime ha in un primo momento interrotto l’erogazione, innalzando sulla torre dell’acquedotto locale la propria bandiera, come a rimarcare la propria presenza e il proprio controllo sul territorio. Successivamente l’acquedotto è stato preso di mira dai bombardamenti e messo completamente fuori utilizzo. Da allora gli abitanti del piccolo villaggio sono costretti a bere solo l’acqua dei pozzi, che però non è potabile. L’aviazione del regime ha inoltre preso di mira tutte le cisterne di acqua solitamente sistemate sui tetti delle case.

Centinaia di famiglie a Taldaw, come in altri villaggi di Homs e della Siria, non hanno più accesso all’acqua potabile. Anche l’acqua è diventata un terreno di conquista: prendendone il pieno controllo, si ha la popolazione in pugno. Una strategia con conseguenze drammatiche, che rientra nei piani dell’assedio e che di fatto condanna  la popolazione civile ad una morte lenta e dolorosa. Non bere porta alla morte, bere acqua contaminata provoca malattie che possono portare alla completa debilitazione, fino al decesso.

Tutto ciò sta accadendo in Siria oggi, ora. Di fronte agli occhi impassibili del mondo. L’interruzione dell’assedio non è considerata una priorità dalla comunità internazionale e non è di certo il primo punto su cui si discuterà a Ginevra 2, né l’argomento che mobiliterà le diplomazie internazionali. Sembra che esistano solo le armi tradizionali, ma l’assedio e la sete sono armi ben più subdole e devastanti.

Quadro di @Mohamed Saba’na

 

 

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