Morto in carcere ad Aleppo dopo 25 anni di detenzione politica

Ahmad Hammud Alhammud prigioniero 25 anni carcere centrale aleppo1 gennaio 2014 – Aleppo

Ahmad Mahmud Almahmud, l’uomo siriano imprigionato dal maggior numero di anni per reati d’opinione, in carcere dal 1988, si è spento oggi ad Aleppo, dopo 25 anni di detenzione. Contro di lui non sono mai state avanzate accuse ufficiali, né è mai comparso davanti ad un giudice, né aver avuto un processo. La notizia è stata diffusa dal Comitato Siriano per i Diritti Umani. Il suo, purtroppo, non è un caso isolato: migliaia di siriani sono nelle carceri del regime e non hanno mai avuto un processo.

Almahmud è stato arrestato mentre prestava ancora servizio militare e si trovava in Libano. Per la maggior parte del tempo l’uomo è rimasto nella prigione segreta di Tadmor (Palmira), poi è stato portato in quella di Saidanaya, prima di essere trasferito, lo scorso anno, nel carcere centrale di Aleppo. In tutte e tre le strutture si praticano sistematicamente varie forme di tortura.

Almahmud era malato di cancro e non aveva mai ricevuto alcun tipo di cura; la malattia lo ha logorato, fino ad ucciderlo. L’uomo è morto soffrendo di un male fisico, dopo aver subito per anni il male di una detenzione ingiustificata e violenta. E’ entrato in carcere negli anni successivi al massacro di Hama e non ha visto il cambiamento della Siria negli ultimi anni, né il ritiro delle truppe siriane dal Libano, né la rivolta contro il regime iniziata nel marzo 2011. La sua drammatica vicenda riaccende i riflettori sulla violazione dei diritti umani nelle carceri siriane e sui casi di ingiustizia censurati, le cui conseguenze si protraggono drammaticamente nel tempo.

La situazione nelle carceri del regime era gravissima già prima dell’inizio della repressione del 2011 e  lo è ancor di più oggi, con un numero di prigionieri in continua crescita (200 mila è il numero delle persone recluse dal 2011 per reati d’opinione). Solo nell’ultimo mese sono morti, per il freddo e gli stenti, almeno 20 detenuti.

Il Comitato Siriano per i Diritti Umani lancia l’allarme sulla situazione di migliaia di prigionieri, in particolare minorenni e donne: contro di loro, lo stupro viene usato sistematicamente. Molte detenute rimangono in cinta e partoriscono in uno stato di reclusione, senza alcun tipo di assistenza.

 

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