Homs, tra le strade dove ebbe inizio l’esodo dei siriani – video

Homs 12 aprile 201212 aprile 2012  – Homs, Jouret Al Shaiyah

Che cosa accade quando l’umanità rinuncia ai suoi valori? Quando la vita umana non è più considerata sacra? Cosa accade in un paese dove chi dovrebbe governare scatena la violenza della sua aviazione militare contro quello che dovrebbe essere il suo stesso popolo? Che cosa accade in un paese dove i quartieri residenziali, con le loro abitazioni, gli ospedali, le scuole, i luoghi di culto, i siti archeologici vengono distrutti da ordigni di ogni sorta? Cosa accade ad un popolo in cui nemmeno i bambini vengono risparmiati dalle esecuzioni sommarie, dalle torture, dalle sofferenze provocate dall’assedio che impedisce l’ingresso di viveri e medicinali nelle città?

Il popolo resiste come può, cerca di sopravvivere, ma arriva il punto in cui in molti si mettono in fuga. Come è accaduto al popolo siriano dal marzo 2011. La Siria, che è sempre stata un Paese di accoglienza, è oggi terra di esodo. Fino a circa tre anni fa le migrazioni sono sempre state controllate. Si partiva per motivi di studio, di lavoro, per motivi politici, mentre oggi si registra una fuga di massa, una fuga dalla morte che ha portato milioni di siriani a rifugiarsi nei paesi limitrofi.

Da alcuni mesi, però, l’esodo del popolo siriano coinvolge anche paesi geograficamente non confinanti, come l’Italia. Chi cerca di raggiungere l’Europa non arriva direttamente dalla Siria, ma dall’Egitto e dalla Libia, due paesi che erano stati in un primo momento terra d’approdo, ma che, con il precipitare della situazione politica, sono diventati pericolosi per le migliaia di siriani che hanno subito maltrattamenti e persecuzioni e sono stati costretti ad una nuova fuga. Verso l’Europa. Senza garanzie, senza diritti. “Migranti”, “clandestini”, gestiti come un’emergenza numerica, non come un dramma umano e umanitario … Per loro l’Italia è una terra di passaggio, per cercare di raggiungere il nord Europa; molti muoiono durante il tragitto… il resto è una cronaca taciuta. Ne vale davvero la pena? Diventare numeri in un paese straniero in attesa di vedere riconosciuti i propri diritti di essere umano? Bisognerebbe provarlo sulla propria pelle. Allora ogni risposta sarebbe valida.

Pubblico nuovamente questo video a Homs in località Juret Alshayah, girato il 12 aprile del 2012, ad un anno dall’inizio delle violenze. Come mostrano inequivocabilmente le immagini il quartiere è già stato pesantemente bombardato, molte case sono inagibili. Approfittando di un momento di tregua dai bombardamenti, i giovani defezionati dall’esercito, che hanno poi formato l’esercito siriano libero, aiutano i civili a mettersi in fuga. Un convoglio di auto e taxi carica le famiglie residenti nella zona per aiutarle a fuggire. Lasciare per sempre le loro case, la loro città, quel che resta delle loro vite.

Quei civili che si sono messi in fuga nel 2012 sono gli stessi che muoiono oggi sulle nostre coste, che guardiamo come un problema… Senza moralismi, gestire flussi umani non è semplice, ma guardare queste persone negli occhi e chiedersi da cosa sono fuggite, forse ci aiuterebbe a capire qual è davvero l’emergenza.

Consiglio di leggere il libro della collega Laura Tangherlini “Siria in fuga” per conoscere meglio questo dramma senza fine.

 

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