Dietro le quinte di Lens of Syria: la commozione e la speranza

Lens Homsi 17 maggio 2013Tra poche ore verrà inaugurata la mostra Lens of Syria. Per la prima volta in Italia gli scatti dei citizen reporter di diverse città siriane verranno esposti al pubblico: Homs, Deir Ezzore, Horan, Dar’à, Damasco, Aleppo e Hama saranno raccontate dagli occhi di giovani che vivono sotto assedio da due anni, il cui unico contatto con il mondo è internet.i Nel contesto della mostra saranno esposte anche le riproduzioni fotografiche di tre artisti siriani: Wissam Al Jazairy, Fady Zyada, Aboulnon Alsori.

Si tratta di un evento di grande importanza, sia per il suo valore di documentazione e denuncia della sofferenza che il popolo siriano subisce nell’indifferenza della comunità internazionale, che per il valore artistico delle foto e delle opere esposte. Va sottolineato, infatti, che i fotografi sono tutti autodidatti: hanno imparato il mestiere da soli, andando in  strada, facendo prove sul campo, avendo come maestri il coraggio, l’amore per la propria patria e la propria gente e soprattutto il desiderio e il bisogno di comunicare al mondo ciò che il regime vorrebbe in ogni modo oscurare. Il risultato del loro impegno è sotto gli occhi di tutti: tramite le rispettive pagine Facebook questi ragazzi hanno saputo condividere e raccontare al mondo cosa accade in Siria, sfidando la censura e i controlli del regime, spesso rischiando la vita. Dall’altra parte del Mediterraneo altri giovani hanno raccolto il loro messaggio e si sono attivati, aiutandoli a condividere e divulgare. Sono così nati e cresciuti rapporti di comunicazione e scambio, grazie ai quali oggi quegli scatti effettuati con tanti rischi giungono agli occhi del pubblico italiano anche fuori dalla rete.

Ed è proprio pensando a tutti quei giovani che sono rimasti vittime mentre scattavano foto o facevano riprese video che la mostra acquisisce un valore aggiunto: dietro ogni scatto c’è una storia, ci sono persone che hanno perso la vita, altre che hanno perso la libertà e sono nelle prigioni del regime. Gli organizzatori della mostra, curata da Amina Dachan, hanno voluto dedicare l’evento al ventiquattrenne  fotoreporter di Damasco Yunes Yusef Abu Mujahed, rimasto ucciso mentre realizzava un reportage e a tutti quei giovani che sono stati arrestati per aver fatto scatti e riprese e di cui purtroppo non si sa più nulla. Reporter ignoti vittime della tirrania.

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