Due ex funzionari del sistema di sicurezza del regime di Bashar al-Assad, il generale in pensione Khaled al‑Halabi, 63 anni, e l’ex tenente colonnello di polizia Musab Abu Rukbah, 54 anni, sono stati condannati a otto anni di carcere per torture, coercizione aggravata, violenze sessuali e gravi lesioni inflitte a detenuti nella città di Raqqa tra il 2011 e il 2013. La sentenza, pronunciata lunedì 6 luglio 2026 dal tribunale di Wiener Neustadt, segna una tappa decisiva nel percorso europeo di applicazione della giurisdizione universale ai crimini commessi durante la guerra siriana. La sentenza austriaca si inserisce nel solco di altri procedimenti avviati in Germania, Francia, Svezia e Belgio contro ex funzionari del regime, grazie al principio della giurisdizione universale, che permette di perseguire crimini contro l’umanità e torture anche se commessi fuori dal territorio nazionale.
Durante il processo, iniziato lo scorso giugno, diversi ex detenuti hanno raggiunto Vienna da vari Paesi europei e dal Medio Oriente per raccontare ciò che avevano subito nei centri di detenzione controllati dai due ufficiali. Le loro parole hanno restituito un quadro di brutalità estrema: celle minuscole e sovraffollate, nudità forzata, acqua gelata versata sui corpi per giorni, percosse con cavi elettrici, torture ai piedi (falaqa), scosse elettriche, violenze sessuali. Uno dei testimoni ha dichiarato: «Sono ancora terrorizzato».
Il Syrian Network for Human Rights – Snhr, che ha seguito da vicino il procedimento, ha ricordato che il solo ramo dell’intelligence guidato da Halabi a Raqqa è responsabile di almeno 124 arresti arbitrari e quattro casi di sparizione forzata documentati tra il 2011 e il 2013. La stessa fonte ha definito il processo una delle più importanti cause di responsabilità penale relative alla Siria mai celebrate in Europa. Halabi è infatti uno dei più alti ufficiali dell’apparato di sicurezza siriano ad essere stato giudicato da un tribunale europeo.
Halabi, appartenente alla minoranza drusa, ha negato ogni responsabilità, sostenendo di non aver mai ordinato torture e di aver semplicemente “eseguito ordini” in un contesto in cui la disobbedienza avrebbe comportato rischi personali. Ha affermato di essere fuggito da Raqqa nel 2013, poco prima che la città venisse conquistata dal Daesh/Isis. Abu Rukbah ha respinto a sua volta tutte le accuse. Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha ordinato ai due imputati di versare 130.000 euro complessivi di risarcimento alle vittime.
La vicenda ha attirato grande attenzione mediatica in Austria anche per un elemento che sfiora la geopolitica: secondo diverse inchieste giornalistiche, l’arrivo di Halabi nel Paese nel 2015 sarebbe avvenuto grazie a un’operazione congiunta tra il Mossad israeliano e l’allora servizio di intelligence interno austriaco (BVT). L’operazione, nota come “White Milk”, avrebbe trasferito Halabi dalla Francia all’Austria, dove poi chiese asilo. Nel 2023, alcuni alti funzionari austriaci accusati di aver protetto Halabi sono stati assolti, ma il caso ha lasciato aperti interrogativi sul ruolo dei servizi occidentali nel reinsediamento di ex funzionari del regime siriano.
Per approfondire il caso Operation White Milk: